Accademia del Caffè Carbone Espresso, dove la cultura del caffè diventa arte

Pubblicato il 22 novembre 2014 da redazione

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CARACAS – È una verità universalmente riconosciuta che un caffè può influenzare in maniera diretta lo sviluppo della giornata, e forse, la propria vita. Pietro Carbone, figlio del rinomato sarto italiano, Nino Carbone, lo sa benissimo.

Se in Italia è usanza comune e diffusa tra la popolazione bere almeno un caffè espresso al giorno, in Venezuela, nonostante il paese sia produttore di caffè, non c’è una cultura radicata del caffè.

Pietro è un appassionato confesso del buon caffè e ha trasformato la sua passione in una “missione: insegnare a fare una buona tostatura ed educare il cliente finale agli infiniti sapori del caffè. Questi obiettivi li sta raggiungendo attraverso il progetto “Carbone Espresso” che, dopo 2 anni di corsi organizzati per formare baristi, si è trasformata nell’Accademia del Caffè Carbone Espresso.

Pietro ha a una laurea in Gestione Aziendale, un Master in Finanza dell’Unimet ed ha lavorato per 3 anni nell’industria petrolifera. La passione per il caffè comincia quando decide di lavorare nella boutique di suo padre. In quel momento inizia la ricerca del “vero” espresso italiano. A quel tempo comprava soltanto caffè macinato. Ha poi deciso di iniziare a comprare macchine automatiche, sempre italiane, e faceva il caffè in maniera piuttosto intuitiva.

-Ho provato tutti i marchi sul mercato alla ricerca di un caffè migliore. Un cliente di mio padre mi ha dato il contatto di una masseria a Boconó, nello stato Trujillo. La tostatura poi l’ho fatta a Caracas.

Il risultato è stato fantastico:

-Da allora in poi,- dice mentre ride – la mia vita si è complicata senza che lo volessi.

Regalava una latta di caffè ai clienti della boutique in occasione del loro compleanno. Questa, afferma Carbone, «era una forma di condividere la moda ed anche il caffè». All’inizio tostavano circa 60 kg. Oggigiorno, si fa la tostatura di circa 600 kg.

Con l’obiettivo di formarsi professionalmente in materia di caffè, si è laureato all’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei), a Brescia, e con la Speciality Coffee Association of Europe (Scae).

 

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L’Accademia del Caffè prepara futuri baristi senza nessuna preclusione. Nessun limite di età e soprattutto non è richiesta nessuna conoscenza della realtà del caffè. È uno spazio dedicato all’istruzione, alla promozione ed alla cultura del caffè e del bar.

-Era necessario iniziare questo movimento. Il Venezuela è un paese caffeario e caffeicolo con un potenziale gigantesco. Il caffè non può essere più relegato dalla nostra cultura gastronomica.

Oggigiorno, Carbone riceve caffè di tutte le specie dal Venezuela come quelle delle zone Boconó, Caripe, Mérida ed altre. Uno degli obiettivi di questo progetto è rivoluzionare la forma in cui si tosta il caffè. “Tosteremo su scala ridotta per garantire una bibita di ottima qualità e perché l’attenzione sia personalizzata”.  Tuttavia, c’è molto da fare. I prezzi regolati costituiscono un limite quando il costo della produzione è maggiore:

– Questa situazione -spiega- non fa che stimolare la mediocrità e la mancanza di rispetto nei confronti dei clienti. Non sono poche le persone che commettono numerosi raggiri e truffe nell’industria alimentare ed una delle mie lotte è cercare di eliminare questo problema.

Carbone mette l’accento sull’importanza della formazione del consumatore:

-Sono in molti che accettano qualsiasi tipologia di caffè -afferma- senza chiedere e senza verificare la qualità del prodotto, la forma in cui è stato fatto. Questa situazione alimenta il circolo vizioso.

Il barista crede che l’origine della questione sia, da una parte, la transculturazione e, da un’altra, il cambio di proprietari dei negozi che genera inconsistenza nella gestione delle loro attività. Per preparare e poi assaggiare un buon caffè, tutti i passi del processo sono importanti. Dalla pulizia delle macchine fino alla macinatura fatta al momento.

-Ma come deve essere un buon caffè?

-L’espresso perfetto – spiega dopo una breve riflessione – è costituito da 25 millilitri di bevanda ricca e densa, ottenuto da 7 grammi di miscela di qualità lavorata in una macchina professionale per 25 secondi.

La temperatura gioca un ruolo fondamentale. Lo zucchero, al contrario di quanto ci hanno fatto credere fin’ora, non influisce direttamente sul gusto del caffè, e quest’ultimo deve essere servito in ceramica bianca e fina.

 

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– Com’è la vita di un barista in Venezuela?

-A dir la verità – dice con franchezza- a volte mi sento come Don Chisciotte della Mancia, “lottando contro i giganti”. Sento che già da tempo la parola ‘barista’ ha preso il suo posto nel linguaggio gastronomico del Venezuela. La concorrenza è tanta – esprime- ma sono pochi a garantire gli standard di qualità ed a proteggerli.

Carbone assicura che «il commercio equo e solidale migliora la qualità del commercio del caffè, però in Venezuela non ci sono  ancora tutte le condizioni per farlo divenire realtà». Nonostante ciò, è evidente che negli ultimi tre anni c’è stato un cambiamento incredibile nella prospettiva venezuelana del caffè.

La passione e la pratica sono gli elementi che fanno un barista eccellente, ma nella cultura italiana del caffè il barista ideale ha soprattutto due pregi: fa un ottimo caffè ed è pronto a commentare tutte le notizie del giornale. Un bravo barista riesce a coinvolgere in un certo modo il cliente con il bar.

Al momento attuale, più di 2.450 persone hanno avuto l’opportunità di studiare e di sommergersi nelle acque tinte del caffè e Pietro Carbone continuerà nel suo lavoro  di “convertire gli  infedeli” a questa preziosa cultura che ci porta tantissimi momenti di piacere e gioia. (Arianna Pagano/Voce)

 

 

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