Mosca contro Ue e Usa, le sanzioni mirano a un cambio di governo

Pubblicato il 22 novembre 2014 da redazione

MOSCA. – La Russia di Putin torna a puntare il dito contro l’Occidente. E’ il capo della diplomazia di Mosca, Serghiei Lavrov, questa volta a scagliarsi contro Ue e Usa accusandoli di aver imposto le sanzioni per la crisi ucraina con uno scopo ben preciso: destabilizzare la situazione interna in Russia e provocare “un cambiamento di governo”. Accuse pesanti, come lo sono del resto anche quelle che piovono su Mosca da Kiev: nel sud-est dilaniato dalla guerra – denuncia il ministro della Difesa ucraino, Stepan Poltorak – sono presenti ben 7.500 soldati russi. L’Ucraina e i suoi alleati occidentali accusano da mesi la Russia di sostenere militarmente i separatisti fornendo loro armi e inviando persino propri soldati a combattere. E molti elementi, tra cui la cattura ad agosto di dieci para’ di Mosca, sembrano confermare questi sospetti. Il Cremlino continua però a negare ogni coinvolgimento nel sanguinoso conflitto del Donbass, e per bocca di Lavrov passa anzi al contrattacco nel braccio di ferro diplomatico con l’Occidente. Secondo il ministro degli Esteri russo, in passato le sanzioni contro un paese erano formulate in maniera “da non danneggiare il settore sociale e l’economia, ma colpire l’elite in modo mirato”, adesso invece – sostiene Lavrov – “i leader occidentali stanno dicendo apertamente che le sanzioni devono essere tali da distruggere l’economia e provocare proteste popolari”. La conclusione a cui giunge il capo della diplomazia di Mosca e’ quindi che l’Occidente non punta “a cambiare la politica” russa, ma a “cambiare il governo” in Russia. Parole al veleno che fanno il paio con le dichiarazioni dello ‘zar’ Vladimir Putin di due giorni fa, quando il leader del Cremlino ha tuonato che le cosiddette rivoluzioni colorate filo-occidentali “sono una lezione e un monito” e devono essere evitate. In poche parole, secondo il governo russo, bisogna scongiurare che Usa e Ue possano piazzare politici a loro vicini sulle poltrone più importanti di altri Stati. Un obiettivo che stando alle parole di Lavrov l’Occidente sembrerebbe essersi prefissato persino in Russia. Ma intervenendo a una seduta del Consiglio consultivo sulla politica estera e di difesa, il capo della diplomazia russa ha risposto per le rime anche al vice presidente Usa Joe Biden. Lavrov ha infatti assicurato che le dichiarazioni sull’isolamento della Russia – che il numero due della Casa Bianca ha lanciato ieri come saette durante una visita ufficiale a Kiev – non meritano neanche di essere discusse. Ma il muro contro muro continua, e ieri Biden ha anche minacciato Mosca dicendo che pagherà “un prezzo più elevato”, con nuove sanzioni, in caso di “un’ulteriore escalation della guerra nel Donbass”: un avvertimento che giunge proprio mentre le misure restrittive stanno già mettendo in ginocchio l’economia russa e – complice il calo del prezzo del petrolio – da inizio anno hanno fatto perdere al rublo quasi un terzo del suo valore nei confronti dell’euro. Nel sud-est intanto una soluzione pacifica del conflitto sembra ancora tragicamente lontana. Dall’inizio dei combattimenti ad aprile secondo l’Onu sono morte più di 4.300 persone, di cui addirittura mille negli ultimi due mesi e mezzo, a riprova che la tregua siglata a Minsk a settembre è di fatto lettera morta. (di Giuseppe Agliastro/ANSA)

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