Cittadini di serie B: la protesta degli arabi in Israele

 

Israeli riot police patrol Isiwiya in East Jerusalem

 

TEL AVIV. – “Cittadini di serie B”: con questo slogan stampigliato in ebraico sulle immagini dei profili di Facebook, centinaia di arabi di Israele hanno scelto di protestare contro la legge sullo ‘stato-nazione’ degli ebrei fortemente voluta da Benyamin Netanyahu e dalla destra di governo. Un progetto investito da un’ondata di polemiche che non conosce soste. Anche l’ex presidente Shimon Peres è sceso in campo bollando la mossa del primo ministro come un tentativo di ”soggiogare la ‘Dichiarazione di Indipendenza’ a interessi politici contingenti”. L’iniziativa su Facebook è partita invece da Sana Jamalia, una grafica di Haifa, che insieme a un amico ha deciso ”di fare qualcosa” contro la legge. E dopo che lei ha cambiato la foto del profilo sul social media con la nuova dizione, centinaia di altri hanno deciso di seguirne l’esempio. ”E’ stato un giorno di totale follia – ha raccontato ai media – Ho inviato foto ad oltre 200 persone e il mio inbox si è ingolfato, è andato fuori controllo. Non ci aspettavamo quello che è successo”. Nonostante questo Jamalia non crede che la campagna, oramai diventata virale, sia in grado di cambiare granché: ”Molti mi hanno chiesto se mi aspetto qualche risposta dallo stato, ma stiamo ancora ridendo su questo. C’è forse nulla di nuovo? Non siamo mai stati cittadini di prima classe. Preferisco che ce lo dicano in modo diretto che non viviamo in uno stato democratico”. Jamalia ha respinto anche la critica che sia stato usato l’ebraico per la stampigliatura: ”E’ solo perché Israele è ufficialmente lo stato del popolo ebraico. L’arabo dunque non è lingua ufficiale”. Anche Haneen Majadli, studentessa araba all’Università di Tel Aviv ha cambiato il suo profilo, assieme a quello del suo cane. E si è detta non sorpresa dalla proposta di legge: ”del resto – ha tuonato dalle colonne dei media – questo paese è razzista nei miei confronti sin da quando è stato fondato. Questa è la nostra protesta, non contro questa legge ma contro una politica che risale al 1948”. A dare un’indiretta eco alle denunce contro la legge è stato anche Salim Joubran giudice arabo della Corte Suprema israeliana secondo cui gli arabi ”sono discriminati in Israele. “La ‘Dichiarazione di Indipendenza’ – ha ricordato in un convegno di pubblici ministeri ad Eilat – menziona specificatamente l’eguaglianza ma sfortunatamente questo non avviene nella pratica”. Ed ha citato una serie di settori nei quali vi sono ”divari: educazione, occupazione, assegnazione di terreni per le costruzioni e l’espansione della comunità, scarsezza di zone industriali e infrastrutture”, persino ”errori nei segnali stradali in arabo”. Joubran però ha tirato in ballo la responsabilità della stessa leadership della minoranza araba: ”quando mi dolgo con le istituzioni, al tempo stesso mi devo lamentare anche di noi stessi. I leader della comunità araba devono prendersi la responsabilità e impegnarsi con i problemi del settore arabo. Devono anche combattere e chiedere e incontrare i ministri in modo da colmare i divari”. La Dichiazione d’Indipendenza di David Ben Gurion del 1948 è stata richiamata appunto da Shimon Peres per motivare la sua opposizione alla legge: ”la voce di Ben Gurion chiede – ha sottolineato il premio Nobel per la pace, grande vecchio delle istituzioni nel Paese del sionismo, partecipando alle celebrazioni in onore del padre della patria a Sde Boker, nel sud di Israele – che noi saremo ciò che Israele intende essere. Uno stato modello, giusto e illuminato e che cerca giustizia, eguaglianza e pace”. Un riferimento all’eredità politica del fondatore dello Stato cui Netanyahu, presente alla stessa cerimonia ha provato a ribattere: ”E’ stato lui – ha sostenuto il premier – a sottolineare che Israele dovesse essere una nazione-stato ebraica”. Intanto la discussione della contestata legge in Parlamento non è ancora stata confermata per mercoledì prossimo, come era stato annunciato in un primo momento. (Massimo Lomonaco/Ansa)