Il Pentagono vuole ibernare i soldati feriti in battaglia

IBERNATI

NEW YORK. – Per i soldati gravemente feriti sul campo di battaglia il fattore tempo è fondamentale, può ucciderli o salvarli: partendo da questo presupposto, uno scienziato australiano sta sperimentando un farmaco che può “ibernare” per alcune ore i feriti con gravi traumi ed emorragie. Ovvero un farmaco che può “stabilizzare” le loro condizioni fino a quando non vengano adeguatamente soccorsi. Per gli esperti del Pentagono si tratta di una prospettiva così incoraggiante che lo Us Special Operations Command del Dipartimento della Difesa ha deciso di finanziare per un anno, con 550mila dollari, la ricerca dello scienziato australiano, Geoffrey Dobson, ricercatore presso la Division of Tropical Health and Medicine della James Cook University, nel Queensland. “Oltre l’87% dei soldati americani e alleati morti durante le guerre in Iraq e Afghanistan sono deceduti nei primi 30 minuti dopo il ferimento, prima che riuscissero a raggiungere l’ospedale più vicino”, ha affermato il dottor Dobson. “Quasi un quarto di essi, circa mille, avevano ferite che avrebbero potuto essere curate se fossero arrivati in tempo in ospedale. Il tempo è stato il killer. E l’idea della nostra ricerca è di salvare quelle mille vite”, ha detto ancora il dottor Dobson, che ha dedicato allo sviluppo di questa terapia gli ultimi sette anni. In parole povere, il farmaco deve fornire al ferito una “finestra di sopravvivenza” di alcune ore nell’arco di quei 30 fondamentali minuti, riducendo la sua pressione sanguigna abbastanza da contenere l’emorragia, ma allo stesso tempo mantenendola sufficientemente alta perché non si verifichino danni irreversibili al cervello. Il tutto per alcune ore, con una prima iniezione, e poi un’altra quando, terminata la battaglia, il ferito potrà finalmente essere ricoverato in ospedale e, un volta “rimosso dall’ibernazione”, essere sottoposto a tutte le necessarie cure. Fino ad ora la terapia è stata sperimentata con successo su topi e maiali, ha spiegato Dobson, precisando che è costituita da un cocktail di farmaci già approvati per altri usi dalla Food and Drug Administration Usa (Fda). La speranza è di arrivare nell’arco di un anno ad avere un farmaco pronto per la sperimentazione sugli esseri umani, che se avrà successo potrà poi essere utilizzato non solo sui campi di battaglia ma anche in sperdute zone rurali, dove incidenti sul lavoro possono essere letali per la lontananza dagli ospedali.

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