Immigrazione: scoperto racket dei viaggi della speranza

Immigrazione: sbarco a Pozzallo, fermati 7 scafisti egiziani

CATANIA. – Un’organizzazione a carattere transnazionale, operante in Italia, Libia, Eritrea ed altri Stati nordafricani, che favoriva l’immigrazione clandestina in Europa con sbarchi nel nostro Paese. E’ questa l’accusa nei confronti di 11 eritrei arrestati dalla Squadra mobile di Catania e dal Servizio centrale operativo. L’operazione, denominata in codice “Tokhla” (sciacallo in eritreo ndr), è stata condotta tra la Sicilia, Roma, Milano e la Germania. Gli indagati apparterrebbero a un racket di trafficanti che avrebbe organizzato almeno 23 “viaggi della speranza” verso le coste italiane, tra maggio e settembre 2014. Una di queste traversate si concluse tragicamente con il naufragio di un barcone, avvenuto al largo delle coste libiche tra il 27 e il 28 giugno scorso, che causò la morte di 244 migranti. “I mercanti di morte, i trafficanti di vite umane, non avranno tregua – ha assicurato il ministro dell’Interno Angelino Alfano – ed e’ in questo quadro che si inserisce l’operazione Tokhla il cui successo si deve alla determinazione e all’alta professionalità della ‘squadra Stato’ impegnata, ogni giorno, nel contrasto a ogni forma di attività criminale”. “La Squadra Mobile di Catania e lo Sco, efficacemente coordinati dalla Procura distrettuale di Catania – ha aggiunto Alfano – hanno portato a segno uno straordinario risultato, sferrando un durissimo colpo a un’organizzazione transnazionale che favoriva l’immigrazione clandestina in Europa, operando in Italia, Eritrea, Libia e in altri Paesi del Nord Africa”. Fra gli arrestati Measho Tesfamariam, 29 anni, bloccato in collaborazione con la polizia tedesca a Munchenberg, ritenuto uno dei responsabili della tragedia. Dell’uomo gli investigatori vennero a sapere anche dalle dichiarazioni di parenti delle vittime del naufragio, che tentarono di contattarlo. Gli eritrei arrestati avrebbero avuto compiti di supporto logistico ai migranti e agli scafisti in arrivo dalla Libia per aiutarli a fuggire dall’Italia verso il Nord Europa. L’operazione ha consentito anche di liberare nove giovani somali, otto dei quali minorenni, che erano stati rinchiusi nel sottotetto di un’abitazione a Catania in attesa che i parenti inviassero il denaro per il loro trasferimento verso altri paesi europei. L’indagine è stata avviata il 13 maggio scorso, con l’arrivo a Catania, nell’ambito dell’operazione ‘Mare Nostrum’, della nave Grecale della Marina Militare con a bordo 206 migranti di varie nazionalità e 17 cadaveri. Il procuratore della Repubblica a Catania Giovanni Salvi in conferenza stampa ha parlato di “un’operazione importante che colpisce livelli elevati dell’organizzazione”, aggiungendo che “gli organizzatori del traffico mettevano deliberatamente i migranti in condizioni di pericolo al fine di obbligare le autorità italiane ad intervenire per porre soccorso e quindi diminuire i costi dell’organizzazione evitando il ‘problema’ dell’accoglienza una volta nel nostro Paese”. Rispondendo ai cronisti Salvi ha puntualizzato che non sono emersi collegamenti tra l’organizzazione e la criminalità organizzata locale.