Papa: essere schiavi del denaro e del potere è un dramma

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CITTA’ DEL VATICANO. – “Quanti sono schiavi del denaro, del potere, del successo, della mondanità, poveretti, hanno la consolazione truccata, non la consolazione del Signore”. Parola di papa Francesco che all’Angelus spiega che cristiani sono chiamati a consolare i propri fratelli che vivono “drammi esistenziali e spirituali”, e tra le “situazioni che richiedono la nostra testimonianza consolatrice” elenca “quanti sono oppressi da sofferenze, ingiustizie, soprusi; quanti sono schiavi del denaro, del potere, del successo, della mondanità”. La considerazione del Papa prende le mosse dall’invito di Dio al profeta Isaia, “vai e consola il mio popolo”. E’ il brano proposto nella seconda domenica di Avvento che per una casualità coincide con la cronaca dell’inchiesta per la mafia a Roma, per la quale ieri il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin aveva espresso preoccupazione, rilevando che “l’illegalità calpesta i più deboli” e chiedendosi “come si fa a vivere senza legalità?”. La riflessione del Papa è su un piano completamente diverso: ricorda l'”atteggiamento di Dio verso le creature”, Dio che “abbatterà i muri del male, riempirà le buche delle nostre omissioni, spianerà i dossi della superbia e della vanità e aprirà la strada dell’incontro con Lui”. “Per favore, lasciatevi consolare dal Signore, capito?”, dice ancora, prima di congedarsi dalla folla di oltre cinquantamila persone che colora piazza San Pietro. E anche in tutti gli inserti a braccio del suo commento al brano del profeta Isaia papa Francesco insistite sul tema della consolazione, su questo “invito a lasciarsi consolare dal Signore”, rivolto a “gente che ha attraversato un periodo oscuro, che ha subito una prova molto dura”. Il “messaggio” di oggi, rimarca, “è che il Signore ci consola, che dobbiamo fare posto alla consolazione che viene dal Signore” e che il popolo cristiano deve diventare a sua volta messaggero di consolazione tra gli uomini, non prima di aver “fatto posto alla consolazione nel nostro cuore”. “Oggi – esorta il Pontefice – c’è bisogno di persone che siano testimoni della misericordia e della tenerezza del Signore, che scuote i rassegnati, rianima gli sfiduciati, accende il fuoco della speranza”. Essere schiavi di denaro, potere, successo e mondanità dunque per papa Francesco è sempre un “dramma esistenziale”, e i cristiani non devono cedere a sfiducia, rassegnazione, mancanza di speranza quando tali schiavitù corrompono la vita dei singoli e della società. I cristiani, sembra di poter dedurre dalle parole di papa Bergoglio, non debbono rassegnarsi a questi “drammi”, a prescindere se inchieste giudiziarie portino alla luce o meno reati penali collegati a tali schiavitù. (giovanna.chirri@ansa.it)

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