Torture: arriva rapporto-bomba del Congresso sulla Cia

A US marine guards the US embassy in Port-au-Prince

NEW YORK. – La Commissione intelligence del Senato Usa è pronta a rendere pubblico un potenzialmente esplosivo rapporto sulle brutali tecniche di interrogatorio adottate dalla Cia dopo l’11 settembre 2001: sarà diffuso domani, ha fatto sapere la Casa Bianca e molti già plaudono all’iniziativa, ma cresce anche il timore che il documento possa innescare all’estero una nuova ondata di sentimenti anti-Usa. Non a caso il Dipartimento di Stato ha fatto rivedere le misure di sicurezza in ambasciate e postazioni militari degli Stati Uniti nel mondo, soprattutto in Medio Oriente e in Nord Africa, nel timore di nuove violenze, mentre migliaia di Marine all’estero sono stati messi in stato di allerta. Secondo una fonte della Difesa citata dalla Cnn, tra i militari in allerta ci sono 2.000 Marine di stanza a Sigonella, in Sicilia, e Morón, in Spagna, e altrettanti stazionati in Medio Oriente e circa 2.200 marine inquadrati in una forza di spedizione dislocata su diverse navi che incrociano nel mare arabico e golfo di Aden. Il rapporto è un riepilogo di 480 pagine di uno studio ben più ampio che rimarrà ancora ‘classificato’, ma che contiene comunque numerose informazioni sulle tecniche di tortura usate dalla Cia nelle prigioni segrete in Europa e Asia, tra cui l’ormai tristemente noto waterboarding, ovvero l’annegamento simulato, e altri dettagli mai rivelati prima. Secondo alcune indiscrezioni, nel documento si afferma anche che la Cia ingannò la Casa Bianca sulla natura, l’ampiezza e i risultati di tecniche brutali che venivano all’epoca utilizzate. Un aspetto, scrive il New York Times, che ha indotto alcuni ex collaboratori di George W. Bush a suggerire all’ex presidente di cogliere l’occasione per prenderne le distanze. Ma al contrario, Bush è partito lancia in resta in difesa della Cia: “Siamo fortunati ad avere uomini e donne che lavorano duro alla Cia per nostro conto”, ha detto in un’intervista, aggiungendo che “sono patrioti, e qualsiasi cosa dica il rapporto, se ne minimizza il contributo al nostro Paese è di gran lunga fuori strada”. E anche la Cia ha iniziato a difendersi. L’ex numero due John McLaughlin ha già detto che il rapporto “usa informazioni in maniera selettiva, spesso distorte per segnare un punto”. L’ex direttore Michel Hayden ha detto alla Cbs che “non siamo qui a difendere le torture, ma a difendere la storia”. Dopo l’11 settembre “abbiamo fatto ciò che ci era stato chiesto di fare, abbiamo fatto ciò che ci era stato assicurato che era legale”, ha invece affermato sul Washington Post José Rodriguez, che ha guidato il programma Cia per gli interrogatori. E intanto numerosi esponenti politici si stanno schierando contro la pubblicazione, almeno per il momento. Tra loro c’è anche il capo della Commissione intelligence della Camera, il repubblicano Mike Rogers, perché, ha detto, ci sono credibili informazioni secondo cui la diffusione del rapporto metterà in pericolo la vita di americani all’estero, e “inciterà alla violenza”. L’amministrazione Obama è favorevole a che venga reso pubblico, anche se il segretario di Stato John Kerry ha chiesto al presidente della Commissione intelligence del Senato, la democratica Dianne Feinstein, di riconsiderare i tempi della diffusione. Lei però sembra contraria. “Dobbiamo diffonderlo”, ha detto al Los Angeles Times, perché, ha aggiunto, “chiunque lo leggerà farà in modo che non si ripeta mai più”. (Stefano de Paolis/Ansa)