Papa: istituzioni e popoli non siano complici della schiavitù

Pubblicato il 11 dicembre 2014 da redazione

schiavitù

CITTA’ DEL VATICANO. – Schiavitù è una parola, 21 milioni è un dato statistico. Una parola e un dato dietro il quale c’è il bimbo-soldato, la ragazza trasformata in prostituta, l’operaio sfiancato da ore di lavoro retribuito con salario da fame, la donna, l’uomo, il bambino in fuga da guerra e terrorismo che vivono in condizioni subumane, la persona assassinata per espiantarne gli organi. A questo popolo di senza diritti pensa il Papa quando rivolge “un pressante appello” “ai più alti livelli delle istituzioni” e a tutte le persone affinché non “si rendano complici” della “piaga delle schiavitù contemporanea”. E papa Francesco cerca azioni concrete contro le schiavitù: nel contrastarle, suggerisce, c’è una “responsabilità sociale dell’impresa”, di “vigilare” sulle “catene di distribuzione” e la “responsabilità sociale del consumatore’, di non “acquistare prodotti che potrebbero ragionevolmente essere stati realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone”. E’ una delle idee contenute in “Non più schiavi, ma fratelli” il messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace del 2015, un documento in cui papa Francesco chiede una “globalizzazione” della “solidarietà” da contrapporre alla “indifferenza generale” che sembra circondare i 21 “milioni” di persone che in tutto il mondo, a causa di guerre, violenze personali, organizzazione del lavoro e del commercio, sono ridotte in “condizioni disumane” e private della “dignità”. Il testo torna organicamente su un problema caro a questo Papa, che vi ha dedicato diversi interventi e iniziative, tra cui il 2 dicembre scorso la firma di un documento congiunto con i leader religiosi mondiali che si impegnano a contrastare insieme le moderne forme di schiavitù. Per presentare il Messaggio, la sala stampa vaticana ha ospitato, oltre a vertici e officiali del dicastero Giustizia e pace, alcune suore impegnate nella lotta alla tratta, sia con iniziative locali, che in reti internazionali, sia nella prevenzione che nell’assistenza e nella reintegrazione sociale. Tra loro la comboniana Gabriella Bottani, impegnata in Brasile contro la tratta dal 2007 che dallo scorso due dicembre ha assunto il coordinamento di “Talitha Kum- Fanciulla alzati”, la Rete internazionale della vita consacrata contro la tratta di persone. Suor Gabriella, insistendo sulla importanza della prevenzione, ha raccontato che nelle scuole della zona amazzonica, non di rado dopo aver partecipato alle iniziative della rete antischiavitù, diverse persone hanno raccontato di non essere stati consapevoli fino a quel momento della propria condizione di asservimento sul lavoro, o per violenze. “A Roma collaboriamo con altri gruppi e abbiamo le unità di strada per le prostitute. – ha raccontato suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, che assiste vittime della tratta dal 1993 e dal 2000 dirige l’ufficio contro la tratta della Unione delle superiori maggiori italiane – Sulla Salaria abbiamo suore che parlano rumeno per le rumene, inglese per le nigeriane, per poterci avvicinare a loro e offrire alternative, per queste persone è importantissimo. Abbiamo anche un numero verde, lo 800290290, che in Italia è molto usato, e chi risponde offre subito difesa e una opportunità di riscatto. Poi abbiamo le case di accoglienza, che sono piene, e solo in Italia siamo riuscite a recuperare più di 6.000 donne, da quando abbiamo cominciato”.. In un inglese marcato dall’accento nigeriano suor Amonaka racconta come il 99 per cento delle prostitute nigeriane sono venute in Italia pensando di trovare un lavoro e poter inviare danaro a casa, finendo invece nella rete delle “madames”, prostitute nigeriane arricchitesi all’estero e diventate “dirigenti” nelle reti di sfruttatori. “Oggi è un po’ diverso, cerchiamo di informare le ragazze in Patria, ma nelle aree rurali ancora non sanno di che si parla, occorre prevenzione, e Talita-kum sta facendo molto perché le ragazze, e anche i ragazzi, perché ci sono anche loro, capiscano i rischi”. Tra le proposte lanciate anche quella di proclamare l’8 febbraio – festa di suor Giuseppina Bakita, schiava sudanese dell’Ottocento, fattasi suora in Italia e proclamata santa nel 2000 – Giorno di impegno per la lotta contro le nuove schiavitù”. “Anche la Santa Sede – ha affermato padre Federico Lombardi – sostiene questa iniziativa, e l’8 febbraio cercheremo di rilanciarla e sottolinearla”. (giovanna.chirri@ansa.it)

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