‘Ndrangheta: “holding criminale” con le mani sull’Umbria

Pubblicato il 11 dicembre 2014 da redazione

Mafia: 8 arresti, anche esponente dei Gambino

PERUGIA. – Era una “holding criminale” collegata alla cosca Farao-Marincola della ‘Ndrangheta infiltrata nel tessuto socio-economico umbro ma concentrata nel perugino (che si impadroniva delle attività per poi svuotarle e reinvestire i proventi illeciti anche nel settore del fotovoltaico e della green economy) quella emersa dall’operazione Quarto passo dei carabinieri del Ros coordinati dalla procura distrettuale antimafia di Perugia. Un gruppo “in espansione”, che però gli inquirenti hanno interrotto con un “intervento tempestivo” scattato stamani. Eseguendo 61 ordinanze cautelari (46 arresti in carcere, otto ai domiciliari e sette obblighi di dimora) in 12 province italiane e in Germania a carico per lo più di calabresi ma anche albanesi ed egiziani. E sequestrando beni per oltre 30 milioni di euro. Carabinieri e magistratura ritengono che l’organizzazione fosse attiva nel capoluogo umbro dal 2008 e collegata con la cosca capeggiata a Cirò da Natalino Paletta. Tanto che agli atti delle indagini ci sono stati anche filmati di incontri tra i vertici e presunti appartenenti al sodalizio. Questi – ha spiegato il sostituto procuratore Antonella Duchini che ha coordinato le indagini – si sono inizialmente radicati nel territorio umbro, in particolare perugino, con imprese dalla “facciata pulita” nel campo dell’edilizia e della ristorazione. Mettendo poi in atto le loro attività illecite. Una associazione per delinquere di tipo mafioso dedita a estorsioni, usura, incendi, danneggiamenti ma anche alla bancarotta e alle truffe, narcotraffico e prostituzione. Grazie a queste intimidazioni – è emerso ancora dall’indagine – la holding aveva infiltrato il tessuto economico. Tanto che alcuni imprenditori locali erano stati costretti a cedere le loro imprese agli indagati o a loro prestanome. In alcuni casi invece – ritengono gli investigatori – pur rimanendo formalmente intestatari, le vittime venivano sostituite nella gestione da esponenti del gruppo criminale. Che dopo avere privato l’azienda delle linee di credito ne provocava la bancarotta fraudolenta. “Gli imprenditori venivano depredati e impoveriti”, ha sottolineato il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. Dagli accertamenti del Ros è inoltre emerso che il presunto gruppo criminale era anche dedito a truffe in danno di fornitori di materiali edili poi rivenduti a ricettatori calabresi e reimpiegati nella stessa regione, in Umbria e in Toscana. Un’altra componente del sodalizio, con a capo Francesco Pellegrino, era invece specializzata in furti di materiale per l’edilizia e macchine operatrici nelle Marche poi rivendute. L’indagine ha anche documentato il coinvolgimento della cosca nel traffico di cocaina che avrebbe coinvolto anche gli albanesi per lo spaccio su territorio. Un complesso di attività che procurava “considerevoli proventi illeciti” destinati all’acquisto di immobili (oltre un centinaio sequestrati) e attività commerciali (i sigilli sono scattati per 39) nel settore dell’intrattenimento e del fotovoltaico. “Un gruppo in espansione” ha evidenziato ancora Roberti parlando però di “intervento tempestivo” da parte degli inquirenti che ha salvaguardato un “tessuto socio-economico” sostanzialmente sano”. “Dove – ha aggiunto – gli imprenditori hanno collaborato con gli inquirenti dando un segnale anche per altre regioni”. Il procuratore ha anche evidenziato come non siano emersi collegamenti con la politica e la pubblica amministrazione. Per il comandante del Ros, generale Mario Parente, l’indagine ha confermato “la capacità della ‘ndrangheta di infiltrarsi in territori diversi dalla Calabria”. “Un’azione molto importante” quella di magistratura e carabinieri per la presidente umbra Catiuscia Marini che “evidenzia una società regionale sana, che vuole reagire a queste infiltrazioni”.  (di Claudio Sebastiani/ANSA)

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