Corruzione: le norme varate dal Governo non convincono tutti

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ROMA. – All’indomani dell’annuncio del Governo sulle nuove misure per combattere la corruzione, sono discordanti i giudizi sia in campo politico sia tra i ‘tecnici’. Se infatti la presidente della Camera, Laura Boldrini, plaude all’iniziativa dell’esecutivo, critiche arrivano dal leader di Sel Nichi Vendola, da Forza Italia, dall’Ncd ma anche dallo stesso Pd. Il prete antimafia don Luigi Ciotti approva le norme ma le ritiene insufficienti, mentre per i penalisti sono inefficaci. “Ha fatto bene il Governo – ha detto oggi Boldrini – a inasprire le pene, a chiedere la restituzione del maltolto e a pensare anche alla confisca dei beni”. Sono “tutte misure che stanno andando nella giusta direzione – ha aggiunto – dopo di che c’è anche un modo di essere, di pensare e quello difficilmente si può condizionare con le leggi”. Quindi “bisogna richiamarsi ai principi e ai valori in ogni attività professionale che si svolge, a cominciare dalla politica”. Ma il leader del partito della presidente della Camera (Sel), Nichi Vendola, punta il dito contro la “contraddizione” tra la “propaganda di Palazzo Chigi” e il fatto che “non si è percepita un’urgenza tale da presentare un decreto ma si è preferito un disegno di legge”. Insomma, “la montagna ha partorito un topolino” chiosa Vendola, che definisce la risposta del Governo “più propagandistica che efficace”. Ma è Forza Italia a sferrare i maggiori attacchi al ‘pacchetto’ anticorruzione: da Daniele Capezzone che parla di “clamoroso autogol per il sistema-giustizia” perchè allungando la prescrizione si avranno processi “eterni” a Giovanni Toti che definisce le norme “inapplicabili e inutili”. Perplessità serpeggiano anche nel partito del premier Renzi, il Pd: secondo Davide Mattiello, componente delle commissioni Giustizia e Antimafia della Camera, “bisogna incentivare la collaborazione del corruttore”, approvare definitivamente il reato di depistaggio e inquinamento processuale, già votato alla Camera e approvare la riforma del trattamento dei testimoni di giustizia. Per Pippo Civati, invece, “non è il caso di inasprire le pene tout court, ma di far funzionare meglio la selezione della classe politica”. Sulle misure annunciate si dividono anche i ‘tecnici’. Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ritiene le novità “un fatto positivo non tanto per l’aumento della pena edittale ma per il nuovo regime della prescrizione. Lo attendevamo da tempo” ma aggiunge che “purtroppo si tratta dì un disegno di legge che ha i suoi tempi, speriamo che siano brevi. Sarebbe stato meglio un decreto legge ma è già importante che se ne discuta”. Si dice “deluso” invece il presidente dell’Anm, Rodolfo Maria Sabelli: “è senz’altro meno di quello che serve per realizzare lo shock dell’efficienza nella lotta alla corruzione che tutti ci attendiamo”. La mossa più efficace, spiega, sarebbe “introdurre strumenti in grado di rompere il patto corruttivo” e “per questo abbiamo chiesto di estendere alla corruzione gli strumenti che si utilizzano per la lotta alla mafia”. Critici i penalisti: “l’aumento delle pene non è mai un deterrente e non serve per combattere la corruzione, per la quale ci vuole una cultura della legalità” dice il presidente dell’Unione delle camere penali, Beniamino Migliucci, secondo il quale “non si dovrebbero mai fare riforme legislative sulla spinta di presunte o vere emergenze” e “anche allungare i tempi di prescrizione servirà solo a rendere più lunghi i processi”. Infine, il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, parla di passi avanti ma ammette che si aspettava “molto, molto di più”. Bisogna “mettere dentro anche la concussione, la corruzione negli atti giudiziari, gli sconti per chi collabora, la tutela di chi denuncia”. Quanto alla confisca dei beni, don Ciotti ricorda che per i corrotti era già stata introdotta nel 2007 dal Governo Prodi ma è comunque importante che Renzi la voglia estendere anche agli eredi.