Claudio Nazoa: sangue blu che scorre da Maratea a Caracas

Pubblicato il 16 dicembre 2014 da redazione

Claudio Nazoa

CARACAS: É conosciuto per le sue frasi «Coman huevo!» e «Coman sardina!», ha pubblicato diversi libri, e ha alle spalle 25 anni di lavoro ininterrotto come collaboratore di El Nacional, vincendo, con questo giornale diversi premi, fra cui l’Otero Vizcarrondo e l’Artículo de Humor del Año in 3 opportunità. È un appassionato di “bugie” e cucina il «Pan de jamón» dipinto con «papelón».

L’umorismo non passa mai inosservato, soprattutto in Venezuela, e meno che mai se ha il viso e i baffi di Claudio Nazoa, con tutto il rispetto che merita il Barone di Maratea.

Ha compiuto 64 anni lo scorso marzo, ma ha ancora sufficiente energia per fare molte cose contemporaneamente, tra cui dare interviste anche se preferisce evitarle.

Gira dappertutto con la sua Ford LTD Crown Victoria blu navy, importata nel 1989. Con orgoglio indica che è a otto cilindri e a iniezione diretta e che ne è proprietario dal 1992. Basta guardargli i baffi per iniziare a ridere. Le loro estremità appuntite sono il risultato di un rito che non richiede alcun prodotto artificiale: «È l’unica cosa che posso controllare del mio corpo, è l’unica cosa che si alza, che obbedisce, è per questo che continuo ad averli».

Nel commentare la sua personalità, il professore e chef Alberto Soria dice che Claudio Nazoa é un degno figlio di Aquiles Nazoa: «È una persona sensibile, solidale, critica, un osservatore che non può vivere in solitudine. È un lavoratore instancabile, incapace di stare senza fare nulla».

 

Al tempo stesso, il comico ammette senza vergogna che spesso mente, per cui, avverte, bisogna sempre fare attenzione a quello che dice. «Ho scritto un libro – ci dice per riaffermare questo concetto – e in quarta di copertina ho scritto: ‘Claudio Nazoa è un bugiardo compulsivo, in grado di dire le peggiori bugie della sua vita senza battere ciglio. In questo momento le sta mentendo. Lui ha studiato medicina presso l’Universidad Central de Venezuela …’ E a quel punto ho detto che stavo dicendo delle frottole e mi hanno creduto».

Prima delle sardine e delle uova

Parte della sua infanzia Claudio Nazoa la trascorre in esilio. Aveva sei anni quando il governo di Marcos Pérez Jiménez obbligò suo padre Aquiles a emigrare in Bolivia dove visse esiliato per tre anni, a seguito della pubblicazione di un articolo umoristico. Partirono senza nulla ma vissero il loro esilio con dignità. Il professore universitario e traduttore del Vaticano, Germán Flores, che è stato amico del poeta Aquiles Nazoa, commenta:

  • Questa esperienza è il primo ricordo di Claudio. Mi metto nei suoi panni e penso che io non mi sarei mai ripreso. Fatti come questi lasciano il segno ma lui non ha reagito con rabbia né con sete di vendetta. È un uomo totalmente equo, sereno e scherzoso.

Della sua infanzia, Claudio dice soltanto: «Io da piccolo ero così brutto ma così brutto… Puoi immaginare questo volto su un neonato? Penso che sono così spiritoso fin da piccolo». Durante molti anni della sua giovinezza Claudio ha lavorato con i burattini, ha studiato presso la Escuela Nacional de Teatro e poi Arte presso l’Universidad Pedagógica Experimental Libertador. Il professore Flores aggiunge che era un ragazzo così ribelle che non è mai stato tanto bravo come ci si aspettava dal figlio di un poeta, giornalista e umorista della taglia di Aquiles.

Claudio Nazoa non si definisce uno scrittore, bensì un cantastorie. Non si sa quando dice il vero o il falso, si fa beffe di chiunque in qualsiasi momento senza che, miracolosamente, la persona si offenda. Ha un quaderno che lui chiama «laptop» su cui scrive qualsiasi pensiero gli viene in testa, qualsiasi numero di telefono che gli danno, senza seguire alcuno schema, ma la cosa più misteriosa è che nel momento in cui deve cercare qualcosa, inforca gli occhiali e lo trova rapidamente.

Nazoa ha pubblicato diversi libri di cucina, umoristici e per l’infanzia tra cui spiccano: “Quién se ha llevado mi papelón”, “Mi vida de monja”, “La culebra Coralia”, “Noche de pan”, “Artículos de cocina”, “Mesa de aguinaldo” e “El libre pensador”. I suoi testi sono basati su storie di tutti i giorni: sviluppa dal nulla un gran tema perché non gli piacciono le cose strane né il linguaggio elaborato. Claudio ironizza sempre sugli intellettuali che si vantano per i loro testi complessi e noiosi. In questo ambito, i bambini sono la chiave. Claudio dice di avere «la coppia»: «Ho un figlio di 41 anni e una bambina di 11 (con due diverse “amministrazioni” ovviamente)». Con sua figlia Valentina, che in un primo momento ha chiamato «María Viagra», Claudio ha imparato le differenze tra l’uomo e la donna, aspetti che prima intuiva ma che non aveva mai vissuto.

Claudio Nazoa non ama il baseball; gli piace invece cucinare e acquistare oggetti inutili che poi diventano utili, come i coltelli. Quando fa la spesa ama indossare degli occhiali da sole stranissimi, un po’ malmessi e che sembrano piuttosto femminili. Senza nessuna vergogna. La cucina lo appassiona da tanti anni, perché nella sua famiglia esiste una tradizione culinaria. «Quello che ho fatto è mescolare tutto ciò che è cibo in uno show. Negli anni ’80 c’era un ristorante chiamato El Parque, lì preparavo un pasto il giovedì e ad un certo punto andavo a salutare il pubblico e spiegavo come lo avevo fatto.  E così il menù diventava una sorta di spettacolo». Subito dopo ha cominciato a fare il suo famoso Pan de jamón, che prima vendeva e ora regala agli amici. Il pane è così famoso che è stato apprezzato dai palati di vari presidenti:

  • Un giorno mi ha chiamato il Presidente Carlos Andrés Pérez e io ho pensato che fosse Cayito Aponte, perché Cayito era l’imitatore ufficiale di Carlos Andrés. Il Presidente mi dice ‘guarda, è molto buono il tuo pane’ e io gli rispondo ‘Cayito, smetti la vaina che sono occupato’. ‘No, ma io non sono Cayito, sono Carlos Andrés’. ‘Ragazzo, smettila! ‘. Io non ci credevo. Ma poco tempo dopo è arrivato Cayito e mi ha detto che non mi aveva mai chiamato. L’ho chiamato vigliacco e ho detto di tutto al Presidente e lui rideva perché sapeva che ero confuso. Poi mi è capitata la stessa cosa con Luis Herrera.

Gli spettacoli di commedia e cucina continuano ancora. Anche suo figlio maggiore fa lo chef, così come due dei suoi nipoti. Uno di loro é Sumito Estévez.

CARICATURA WELL CALUDIO NAZOA JPG

Un filosofo nell’armadio

«Uovo: punto di partenza per una dissertazione filosofica sull’origine degli esseri». Gustave Flaubert. Questa citazione serve per collegare il lato culinario con un aspetto nascosto di Claudio Nazoa: le sue dissertazioni filosofiche che generalmente ruotano intorno al concetto di «tempo».

Il professore Germán Flores sa che Claudio è un lettore raffinato che analizza la scienza e per questo ha scritto un articolo sul tempo: «Ma che filosofia! Io sinceramente non conoscevo questo aspetto di Claudio». L’articolo analizza il tempo e arriva alla conclusione che tutto si vive nel presente, perché il futuro per Sant’Agostino è presente, in quanto raccoglie le aspettative sulle cose che accadranno ed il passato è anche il presente per il ricordo che abbiamo di ciò che abbiamo vissuto; questo significa che viviamo in un perpetuo presente. Flores dice: «Forse quel giorno non riusciva a pensare a qualcosa di divertente e ha scritto queste riflessioni, ma è una teoria interessantissima». «A volte scrivo cose troppo serie», è quello che risponde Claudio.

  • Dopo quasi tre anni di portare avanti e indietro documenti, apporre bolli, sposarmi, divorziarmi e ri-sposarmi con delle donne che neanche ricordo, è successo il miracolo: sono diventato un cittadino italiano!

Queste sembrano essere le uniche due cose veramente serie nella vita di Claudio Nazoa, perché, scopriamo, ha un titolo nobiliare. Il sangue blu gli viene da sua madre María Laprea, la cui origine si trova in un piccolo villaggio italiano chiamato Maratea. Claudio non è mai stato in grado di capire come il padre del suo trisnonno, Don Francisco, essendo plebeo e sicuramente con una faccia simile alla sua, abbia potuto sposare la principessa Caterina di Savoia. Quello che ha potuto scoprire è che Vittorio Amedeo, cugino della sua tris trisnonna, fu incoronato re di Sardegna nel 1775, dando il titolo nobiliare di barone al suo tris trisnonno, Don Francisco Laprea. Dal matrimonio di Francisco e la principessa, nacquero tre maschi, che avevano il diritto ad ereditare il titolo di Barone, ma inspiegabilmente non l’hanno mai fatto. Il titolo nobiliare era ancora in vigore e non reclamato. Dopo due anni di procedimenti legali, nel 2007 venne affidato a Claudio Nazoa il titolo di Barone di Maratea. Il professore Germán Flores racconta che Claudio ne ha parlato molto seriamente, ma nessuno gli credette: «L’unica cosa vera nella tua vita – gli ho detto – e nessuno ti crede!».

Claudio Nazoa parla con un particolare e forte accento sulla S. Da una conversazione comune può ricavare centinaia di battute da raccontare con grande serietà.  È ironico e cerca di dimostrare che è folle con qualsiasi mezzo, cosa che, a quanto pare, gli serve per sopravvivere. Dice di essere stato dieci anni nell’ospedale psichiatrico El Peñón, e di essere stato così pazzo da diventare quasi violento, tanto che gli avrebbero messo la camicia di forza. Una storia ben difficile da credere, ma alcuni suoi amici gli danno corda. «Dato che era proibito fargli visita, gli portavo i sigari, il vino e il whisky. Ha fatto una rumba lì. Era il re del suo padiglione. In El Peñón ha insegnato a preparare il Pan de jamón e le hallacas senza ripieno», dice il suo complice Alberto Soria, scrittore e giornalista culinario.

Claudio assicura che non si arrabbia mai. Ma Soria dice che non ha la pazienza di pescare delle sardine, e la sua amica Andrea Matthies racconta che apre gli occhi come una civetta se qualcosa lo disturba: «Perché se lui è serio è perché è concentrato nel fare le cose bene».

Tuttavia, Claudio Nazoa si offende se si dice che l’umorismo del venezuelano toglie serietà ai problemi: «Tutti abbiamo un senso dell’umorismo e più pressione si esercita sulle persone, più questo senso diventa acuto. È quello che sta accadendo in Venezuela. Aumenta la repressione, ogni giorno si chiudono più porte, cresce la paura e la paura è ciò che rende la gente più sensibile alla critica». Ritiene pertanto importante che in contesti di questo tipo fiorisca l’umorismo. «Mio padre diceva che l’umorismo fa sì che la gente pensi senza che chi pensa sappia che lo sta facendo».

I sogni di Claudio sono tanto esotici quanto la sua personalità, perché sogna di essere un architetto e costruire il suo proprio resort, essere nominato maestro coreografo del Lido e possedere un castello nelle Highlands della Scozia (per bere whisky con l’acqua naturale). Nel frattempo Claudio Nazoa continuerà a mescolare gli ingredienti per portare avanti la sua vita «demenziale», condita con umorismo e spezie.

  • Uno ha la vita che si è meritato, le uova e le sardine me le sono procurate io e devo accettarne le conseguenze. Devo accettare il fastidio che danno le persone che ti dicono ogni cinque minuti ‘coman huevo, coman huevo!’. Io porto una croce fatta di uova, dovrei arrabbiarmi per questo? Non posso.

(Angélica M. Velazco J./Voce)

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