L’economia russa in ginocchio, il rublo in picchiata

Central Bank of the Russian Federation

MOSCA. – L’economia russa prosegue la sua discesa agli inferi affondando sotto il peso delle sanzioni occidentali per la crisi ucraina e il crollo del prezzo del petrolio. Nonostante le misure straordinarie adottate dalla banca centrale, il rublo continua la sua picchiata facendo registrare nuovi record negativi nei confronti di dollaro ed euro, che oggi hanno toccato livelli inediti superando rispettivamente quota 80 e 100 rubli prima di ridimensionarsi. E anche la borsa di Mosca ha vissuto oggi una giornata più che nera, con l’indice Rts in dollari che è arrivato a cedere il 19% – il crollo peggiore dal 1995 – per poi ridurre un po’ i danni contenendo la flessione attorno a un – comunque traumatico – 12%. E all’orizzonte non si prospetta nulla di buono per Mosca, visto che in serata la Casa Bianca ha annunciato che il presidente americano, Barack Obama, firmerà presto nuove sanzioni contro la Russia come voluto dal Congresso. La situazione è critica e rischia di avere ripercussioni drammatiche sulla popolazione. E a lungo andare potrebbe addirittura mettere sotto pressione il leader del Cremlino Vladimir Putin, la cui popolarità in patria resta comunque altissima. Lo ‘zar’ è infatti il fautore della politica aggressiva che ha portato alle sanzioni occidentali contro la Russia. Ma è anche colpevole di non aver diversificato nei 15 anni in cui è stato al potere l’economia russa, ancora troppo dipendente dalle esportazioni di petrolio e gas. E quindi messa letteralmente ko dal crollo del prezzo del greggio, sceso ormai sotto i 60 dollari al barile. Dopo aver perso ieri il 9,5% del suo valore, oggi il rublo è crollato di un ulteriore 20% prima di riprendersi un po’. Per frenarne la caduta libera, nella notte la banca centrale ha ordinato a sorpresa un rialzo shock del tasso di riferimento di ben 6,5 punti percentuali: dal 10,5 al 17%. Una manovra d’emergenza che fa aumentare il costo del denaro e che può avere conseguenze negative sull’economia. Ma che evidentemente non è bastata a frenare il crollo della valuta russa oggi. L’attuale contesto finanziario a Mosca e dintorni desta preoccupazione – se non addirittura panico – tra i risparmiatori, che si affrettano a comprare valute straniere temendo un tracollo del rublo che polverizzi i loro risparmi. L’uomo forte di Mosca oggi non ha pronunciato una sola parola sulla crisi economica, ma i russi si attendono da lui delle risposte concrete in una conferenza stampa fissata per giovedì prossimo. Intanto, dopo un vertice di emergenza nella residenza del premier Dmitri Medvedev a Gorki, il ministro dell’Economia Alexiei Uliukaiev ha annunciato delle non ben precisate “misure per stabilizzare la situazione”. E ha dato così anche una boccata d’ossigeno al rublo, che ha permesso di tornare a scambiare l’euro a 87 rubli e il dollaro a 70: valori comunque ben più alti di quelli – già da record – registrati ieri in chiusura, cioè 78,87 rubli per un euro e 64,44 per un dollaro. E c’è già chi traccia dei paralleli con la terribile crisi del 1998 e addirittura chi – come il professor Vasilii Solodkov, della scuola superiore di economia – intravede un rischio default “se la banca centrale userà tutte le riserve valutarie e se contemporaneamente proseguirà il calo del prezzo del petrolio”. Di certo l’instabilità del rublo fa diventare inverosimile la proposta di Putin di usare la valuta russa come moneta di riferimento nelle transizioni con i Paesi asiatici (Cina e India in primis). E intanto l’economia russa è sempre più in ginocchio, con un’inflazione che quest’anno dovrebbe raggiungere il 10%, il rublo che a ieri aveva perso il 74% del suo valore rispetto al dollaro e il Pil in calo del 4,5-4,8% se il prezzo del petrolio resterà sui 60 dollari al barile. (di Giuseppe Agliastro/ANSA)

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