Monito di Napolitano: l’Italia ha bisogno di stabilità politica

Pubblicato il 16 dicembre 2014 da redazione

DOMANI SALUTO NAPOLITANO A ISTITUZIONI, DIMISSIONI CONFERMATE
ROMA. – L’Italia ha oggi più che mai bisogno di stabilità politica, continuità istituzionale e riforme. E soprattutto la politica non può più permettersi di perdere di vista la realtà con continue e dannose discussioni “ipotetiche” su voti anticipati, scissioni e ostruzionismi continui attraverso “spregiudicate tattiche emendative”. Ecco il Napolitano pensiero alla vigilia della sua uscita dal Quirinale. Chi si aspettava dal capo dello Stato un bilancio del passato, una sorta di “amarcord” presidenziale è rimasto deluso. Oggi nel consueto saluto di fine anno alle alte cariche dello Stato il presidente della Repubblica, pur confermando le sue dimissioni subito dopo la fine del semestre italiano di presidenza dell’Unione europea, ha tracciato quasi un programma di Governo ripetendo con linearità – e mai come oggi con durezza – quali sono le sue aspettative e quali le sue delusioni nei confronti della politica. Un pieno sostegno al Governo di Matteo Renzi (presente al Quirinale), una puntigliosa spiegazione del perche’ la riforma del bicameralismo paritario sia quasi propedeutica alle altre. Il tutto accompagnato da un j’accuse pesantissimo a quanti nella politica sembrano aver perso il senso del servizio al Paese e si dimostrano incapaci di percepire la cruda realtà in cui si trova l’Italia. In un discorso di 26 minuti il capo dello stato ha prima bacchettato i sindacati (presente al Colle anche Susanna Camusso) chiedendogli “rispetto delle prerogative delle decisioni del governo e del Parlamento e uno sforzo convergente di dialogo anche su questioni vitali di interesse generale”. Ha poi ha richiamato la stessa minoranza Pd (sottolineando come oggi sia il partito di maggioranza) invitandola a non perdere di vista la linearità della democrazia che prevede regole interne ai partiti, disciplina e stabilità dell’esecutivo. Basta forze perdute, ha detto Napolitano, in battaglie di retroguardia, in sterili impegni retorici che confermano all’estero l’immagine della solita Italia litigiosa, sempre sull’orlo dell’abisso e mai capace di camminare insieme: a che serve elucubrare quotidianamente sul se sia vero che “soffino venti di scissione in questa o quella formazione politica, magari nello stesso partito di maggioranza relativa. È solo tempo – e inchiostro – che si sottrae all’esame dei problemi reali”, ha chiosato Napolitano. E’ questo il cuore del messaggio del presidente: non siamo più in condizioni di stare fermi, lontani dalla comprensione della gente dove monta la rabbia: bisogna interrompere subito questo “confuso, nervoso agitarsi che torna ad evocare, in quanti seguono le vicende dell’Italia, lo spettro dell’instabilità perche’ il danno può essere grave”. Giorgio Napolitano sembra non sapersi rassegnare a una certa miopia tutta italiana e per questo ancora una volta ricorda che “al contrario, serve un rispettoso e saldo ancoraggio al normale svolgersi della vita delle nostre istituzioni”. Solo comportamenti di questi tipo “possono avere un valore decisivo per rafforzare la fiducia nell’Italia e per ridare alla politica il ruolo e il prestigio che è venuta perdendo”. Solo così, è tornato a ripetere anche oggi, “si può contrastare la tendenza a scivolare da una critica, anche la più rigorosa, della politica verso una distruttiva anti-politica, che si risolve in patologia destabilizzante ed eversiva” L’intervento del capo dello Stato è stato teso a blindare il Governo: Napolitano lo ha elogiato quasi su tutto, dalla conduzione del semestre europeo al Jobs Act, dalle riforme costituzionali ai provvedimenti anticorruzione fino al lavoro svolto per risolvere le tante crisi aziendali. La via per cambiare il Paese è tracciata, ora “l’imperativo” è realizzarla, con prudenza e determinazione. Ma senza dubbio attraverso “una continuità istituzionale”. “Un discorso di grande respiro, di alto profilo” ha commentato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Non poteva volere di più dall’inquilino del Colle. (di Fabrizio Finzi/ANSA)

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