Marco Belinelli sul tetto d’America: “Sogno il top con l’Italia”

Belinelli

ROMA. – Un trofeo alzato nei cieli d’America e una data, il 15 giugno 2014, passata dal parquet alla storia dello sport italiano. Marco Belinelli quelle cifre non le avrebbe dimenticate comunque, ma per non correre il rischio se le è impresse sulla pelle insieme al Larry O’Brien Championship Trophy, la coppa che i San Antonio Spurs hanno sollevato aggiudicandosi la vittoria del campionato Nba. In mezzo ai quei giganti del canestro c’era anche un italiano, il primo nella storia dello sport azzurro: Belinelli da Persiceto, classe ’86, 1.96 cm di agonismo e voglia di riscatto. In questo 2014 arrivato ai titoli di coda il film da rivedere ha la faccia sorridente del cestista emiliano, riuscito ad arrivare laddove nessun italiano si era mai spinto. Lui il primo a diventare campione nella lega di basket più prestigiosa al mondo. Un traguardo inseguito con fatica e sacrificio, ripagato da quella notte d’oro. “Mi sento molto bene. Sono felice di aver raggiunto questi risultati storici ma non mi siedo – dice all’Ansa Belinelli -. Li considero una partenza per arrivare ad altri”. Con la maglia del team texano l’azzurro non si vuole fermare: arrivato agli Spurs dopo una consistente gavetta americana (da Toronto a New Orleans, passando per i Bulls di Chicago), il giocatore ha trovato la piazza ideale. Prima di aggiudicarsi l’anello aveva vinto anche la gara del tiro da tre punti, un trofeo tutto personale che suggella la stagione memorabile. Ma che non deve restare unica, confida Beli. In attesa che l’Inter torni a regalargli qualche sorriso dopo stagioni di passione e che arrivi una mora (le preferisce alle bionde, e meglio se italiana) al suo fianco, il campione Nba non vuole fermarsi. Perché dopo aver toccato il cielo con un dito sogna altri traguardi, anche con la nazionale. “Tutti sanno che il mio sogno è ripetere il successo del 2014 – racconta il giocatore -. Vorrei vincere un altro anello e poi portare in alto anche la Nazionale agli Europei”. Intanto l’America fuori dai palazzetti vive tensioni e violenze: “Certo che se ne parla – commenta Belinelli -. Noi viviamo a San Antonio, è una città tranquilla. Inoltre siamo tanti stranieri e per di più l’atleta professionista è un privilegiato. Quello che posso dire è che la violenza è sempre sbagliata e da condannare, da qualsiasi parte venga”. Sul parquet a stelle e strisce prova a concedersi il bis: un altro sogno. Il primo sta lì, sul bicipite sinistro, tatuato per sempre. Come il ricordo di un’impresa che sa di storia, in un anno che meglio di così proprio non poteva sperare.