Da Escobar a Magomedov, la lista nera degli omicidi nel mondo del calcio

Andres Escobar
ROMA. – Freddato a colpi di mitra a bordo della sua auto da un killer venuto dal nulla. Gasan Magomedov, giovane centrocampista dell’Anzhi, la squadra russa dove ha militato anche Samuel Eto’o, è morto così. Senza ancora un perchè. Gli omicidi nel mondo del pallone arrivano sempre da lontano, Sudamerica o Russia che sia, e non sempre, non solo, sono legati a storie di scommesse e malavita come quello – il più famoso di tutti – di Andres Escobar. L’uccisione del 20enne centrocampista russo riporta alla mente proprio il dramma del calciatore colombiano, assassinato a colpi di pistola il 2 luglio 1994 da un ubriaco che gli sparò all’uscita di un bar di Medellin. A segnare il destino dell’allora 27enne difensore della nazionale era stato un autogol durante il Mondiale del ’94 che era costato l’eliminazione dal torneo. Storie di scommesse e di malavita mai chiarite all’origine dell’omicidio: l’assassino fu condannato a 43 anni di prigione, è uscito nel 2005 per buona condotta. La madre di tutte le tragiche uccisioni di calciatori e’ senza dubbio, per i tifosi italiani, quella di Luciano Re Cecconi: uno scherzo trasformato in tragedia il 18 gennaio del ’77, il colpo di pistola sparato dal gioielliere al quale il centrocampista della Lazio aveva finto una rapina. Una morte assurda. Un altro caso clamoroso ci fu a ridosso dei Mondiali 2010: la stella dal Paraguay rivale dell’Italia, l’attaccante Cabanas, fu colpito alla testa da un proiettile nel bagno di una discoteca di Citta’ del Messico. Si salverà, ma il ricordo di piombo di quella lite per questioni di donne gli rimane conficcato nella tempia. Più recentemente, a dicembre scorso, Franco Nieto, 33nne calciatore argentino, è morto, colpito da un mattone alla testa, dopo essere stato aggredito da tifosi avversari al termine di una partita tra il Chacarita e la sua squadra, il Tiro Federal, valida per un campionato regionale. Due anni prima a morire era stato la stella della nazionale venezuelana di calcetto, ucciso a colpi di arma da fuoco dopo una discussione in spiaggia. Sempre nel 2012, un altro ventenne, Lauro Bugatto, e’ stato ucciso da una pallottola vagante dopo essersi trovato in mezzo ad una sparatoria nell’hinterland di Baires. Altra tragedia e altro giovane a perdere la vita nel 2011: 19enne centrocampista dell’America di Belo Horizonte e vice-capocannoniere del campionato di B morì durante un tentativo di rapina. Un omicidio ci fu anche in Italia e toccò una giovane promessa della Primavera del Bari: aveva 18 anni e si chiamava Giovanni Montani, freddato mentre era a bordo della sua auto. Il ragazzo, nipote di un boss in carcere da oltre 15 anni, secondo gli investigatori non aveva alcun legame con la criminalità organizzata ed è probabile sia stato ucciso solo per una vendetta trasversale. Poi può anche succedere che siano gli stessi giocatori a prendere la pistola. Come fece, nel 2009, Javier Florez, dell’ Atletico Junior (Colombia) che uccise un tifoso con quattro colpi di revolver, dopo che quest’ultimo lo aveva insultato. E non mancano i direttori di gara: a Calì, nel settembre 1999, un arbitro venne ucciso dopo una partita amatoriale. Dieci anni prima, a Medellin, era stato ucciso l’arbitro professionista Alvaro Ortega dopo un match di campionato. Dell’assassinio vennero accusati sempre i narcotrafficanti.

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