Nigeria nel sangue verso il voto. Gli sfollati muoiono di fame

Pubblicato il 09 gennaio 2015 da redazione

BOKO HARAM SEMPRE PIÙ FEROCI IN NIGERIA, LA STRAGE INFINITA

ROMA. – Ammazzati a uno a uno a colpi d’arma da fuoco o con i machete, uomini anziani, donne e bambini inseguiti nelle strade e nella foresta, finiti dopo essere stati atrocemente mutilati. Non si riescono a contare le vittime della carneficina nella città di Baqa, nel nord-est della Nigeria, dove dei circa diecimila abitanti almeno 2.000 sarebbero stati uccisi dagli integralisti islamici Boko Haram in meno di una settimana. Non si riescono a contare anche perché si spera che tra coloro che mancano all’appello qualcuno sia riuscito a salvarsi attraversando le frontiere con il Ciad e con il Camerun. E perché decine di cadaveri restano abbandonati nelle strade senza che nessuno abbia il coraggio o la forza di seppellirli. Amnesty International, che ha operatori nella zona, ha confermato “il peggior massacro nella storia dei Boko Haram”. E tragiche testimonianze arrivano da qualche sopravvissuto: abitanti della città devastata sono fuggiti a bordo di piccole imbarcazioni affrontando le acque del lago Ciad, hanno raggiunto isolotti prima che le barche affondassero e da giorni sono privi di qualunque mezzo di sussistenza. “Stanno morendo di fame e di stenti”, ha raccontato un ragazzo aggiungendo che la stessa sorte sta colpendo nella foresta feriti e anziani. In Nigeria, il più popoloso Paese d’Africa, l’avvicinarsi delle elezioni legislative e presidenziali fissate per il 14 febbraio è ormai quasi quotidianamente segnato dagli assalti dei fondamentalisti islamici nel nord-est. Ma la conquista di Baqa e di una quindicina di villaggi nella stessa area (che non è lontana neanche dal confine con il Niger) rischia di non essere solo una tragedia per la popolazione. Pesanti saranno, secondo numerosi osservatori, anche le ripercussioni sull’economia dell’intera area, crocevia commerciale e agricolo vitale per il Camerun, il Ciad e il Niger. Non a caso nelle ultime settimane questi Paesi sono scesi in campo militarmente contro i miliziani, l’aeronautica del Camerun ha addirittura bombardato alcune basi dei Boko Haram per bloccare infiltrazioni e scorrerie. Ora a rischiare di più è comunque un’altra importante città della Nigeria, Maiduguri, capoluogo dello Stato di Borno, quasi completamente circondata dai jihadisti. Anche da qui la popolazione ha cominciato ad andarsene e va ad ingrossare la già enorme massa degli sfollati, sia all’interno che all’esterno della Nigeria: più di un milione e 600mila persone, secondo i calcoli delle organizzazioni umanitarie. In questo contesto mancano ormai solo cinque settimane alle elezioni legislative e presidenziali. Il capo di stato uscente Goodluck Jonathan, cristiano del sud, si è ricandidato e potrebbe facilmente vincere anche (e forse soprattutto) se in molte località del nord a maggioranza musulmana non sarà possibile allestire seggi elettorali proprio a causa del caos scatenato dai Boko Haram. Ma in questo caso la sua sarebbe una vittoria a rischio, con l’opposizione che appoggia il musulmano del nord Muhammadu Buhari (già al potere in Nigeria negli anni ’80 durante la dittatura dei militari) legittimata a sostenere l’irregolarità del voto. (Rossella Benevenia/Ansa)

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