Governo e opposizione a confronto nei sondaggi di “Datanàlisis” e “Keller & Asociados”

Pubblicato il 12 gennaio 2015 da redazione

Demonstration against Venezuelan government in San Cristobal

Confusione. Ecco, una gran confusione. Al timore di un’implosione sociale spontanea, a seguito della crisi economica il cui aspetto più evidente è la carenza  di generi alimentari e medicine, si aggiungono ora gli appelli a scioperi generali; scioperi convocati attraverso i social net-work e dai quali si smarcano con forza le organizzazioni politiche di destra e di sinistra. “Una iniziativa inopportuna” la valutazione bipartisan.

Certo, le file dei consumatori davanti ai supermarket sono da mesi il pane quotidiano. Non lo erano quelle che oggi si formano anche alle porte dei piccoli generi alimentari nei quartieri umili delle città. Ma non lo sono neanche le proteste, spente sul nascere, nei “Mercal” all’aperto.

– Se non ci fossero gli alimenti, non ci sarebbero neanche le file – ha affermato, cercando di rassicurare i venezuelani, il vicepresidente per la Sicurezza e la Sovranità Alimentare, Carlos Osorio. Ma le sue dichiarazioni, orientate a placare gli animi, non convincono chi, sotto il sole cocente dei tropici, è costretto a ore di attesa per acquistare una quantità assai limitata di prodotti.

C’è chi gli ricorda con nostalgia che tempo addietro i venezuelani potevano scegliere, tra una gran varietà di prodotti, quelli di loro preferenza, cercando il miglior equilibrio tra prezzo e qualità.

Neanche aiutano a placare gli animi e a creare un clima di distensione, le minacce del giovane vicepresidente, Jorge Arreaza, che rivolto ai protagonisti dei nuovi fuochi di protesta, immediatamente spenti dalle forze dell’Ordine, ha affermato che nella prigione di Ramo Verde, dove tutt’oggi sono reclusi i connazionali Enzo Scarano e Salvatore Lucchesi, “vi sono celle vuote”. O il decreto, rimasto lettera morta, del Governatore dello Stato Yaracuy, Julio Leòn Heredia, che proibisce ai venezuelani di pernottare di fronte i supermercati.

Mentre in Venezuela, nonostante tutto, continua a prevalere un clima di nervosismo, di preoccupazione ma anche di speranza, il presidente della Repubblica, Nicolàs Maduro, prosegue il suo periplo in Medio Oriente. Si dovrà attendere il suo ritorno per capire meglio ciò che è stato dato e ciò che è stato ottenuto dal Venezuela. Il capo dello Stato si è recato all’altro lato del mondo per convincere i soci dell’Opec della necessità di intervenire sul mercato petrolifero e di costruire una strategia per spingere i prezzi del greggio al rialzo. Vedremo se riuscirà là dove il suo ex ministro degli Esteri, Rafael Ramìrez, aveva fallito.

Nell’ambito politico i sondaggi di “Keller & Asociados” e “Datanàlisis” coincidono nel segnalare che la popolarità del presidente Maduro non supera il 20 per cento. Ben altri erano i livelli su cui volava la notorietà dell’estinto presidente Hugo Rafael Chàvez Frìas. Il risultato dei sondaggi, resi noti dai due istituti demoscopici, tra i più seri del Paese, mettono sotto una luce assai particolare la realtà politica venezuelana.

“Keller & Associados” riferisce che nella sua “top-ten” dei leaders politici, nelle prime cinque posizioni, solo appaiono personalità dell’Opposizione. E cioè, Leopoldo Lòpez, Henrique Capriles, Henry Falcòn, Marìa Corina Machado e Antonio Ledezma. Seguono immediatamente dopo Elìas Jaua, Marìa Gabriela Chàvez, Aristòbulo Isturiz e Jorge Rodrìguez. Il presidente Maduro è fanalino di coda. Datanàlisis, poi, sottolinea che l’Opposizione gode della simpatia del 40 per cento dei venezuelani mentre il Governo solo del 20 per cento.

Chiaro, la politica è incostante. E ciò che è oggi una realtà apparentemente irreversibile domani potrebbe già non esserla. E così anche leaders poco amati, ma con tanto potere, come ad esempio Diosdado Cabello, potrebbero assurgere nelle preferenze dei venezuelani

Opposizione e Governo hanno di fronte una gran responsabilità. E i sondaggi riflettono gli umori della popolazione. I venezuelani, in questo momento, ritengono che il presidente Maduro non abbia saputo gestire la politica economica in modo tale da ottenere ciò che si proponeva e attendono che molte delle sue promesse si trasformino finalmente in realtà. Insomma, stando sempre ai sondaggi dei due istituti demoscopici, comincia a manifestarsi una certa insofferenza tra chi, fino a ieri, ha vissuto di speranze. L’Opposizione, comunque fino ad oggi, è stata incapace di presentare soluzioni e proposte alternative.

Stando ai sondaggi, che riflettono la realtà odierna, il voto dei venezuelani, nelle prossime elezioni parlamentari, probabilmente permetterà all’Opposizione di ottenere una maggioranza relativa nell’Assemblea nazionale. Le condizione obiettive ci sarebbero. Ma il trionfo, come lo fu quello del presidente Chàvez nel 1998, potrebbe essere determinato dal ‘voto castigo’ e non da una reale volontà di cambio. Il trionfo nelle parlamentari, pur galvanizzando l’Opposizione e riaccendendone le speranze, potrebbe non essere sufficiente.

Sono ancora tante le carte che il Governo può giocare per riconquistare il terreno perso. E i sondaggi, mutevoli come gli stati d’animo dei venezuelani potrebbero, in pochi mesi se non settimane, trasformare nuovamente il panorama politico nazionale.

Poche parole ancora sui probabili leaders che si potrebbero contendere l’onore e l’onere di partecipare alla prossima kermesse presidenziale. Stando a Datanàlisis, per l’opposizione i ‘papabili’ potrebbero essere Leopoldo Lòpez, alla ribalta grazie all’arresto, e Henrique Capriles, che gode ancora delle simpatie di una gran parte dell’elettorato. Ma all’orizzonte fa capolino anche Henry Falcòn che, con molta abilità, è riuscito a proporsi come il leader capace di unire le tante diverse anime degli scontenti, di destra e di sinistra.

Sul versante opposto non appare chiaro chi potrebbe proporsi come candidato del Governo, qualora il presidente Maduro decidesse di non ripresentarsi. Il “chavismo”, comunque, ha a suo favore non solo le redini del potere ma anche una capacità organizzativa paragonabile solo a quella di Acciòn Democràtica all’epoca del suo fondatore Ròmulo Betancourt e del Partito Comunista, durante la repressione perezjimenista.

Bisognerà, quindi, attendere l’evolversi della situazione in un Venezuela  dagli umori assai volubile.

(Mauro Bafile)

 

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