Sempre più Cina in Italia

Indonesia Stock Exchange in Jakarta

MILANO. – La Cina rafforza la presa sull’Italia. People’s Bank of China ha messo a segno un altro acquisto sul listino di Piazza Affari, rilevando un pacchetto del 2% circa di Terna. Con questo acquisto la banca centrale della Repubblica Popolare Cinese porta a otto il numero complessivo di partecipazioni detenute nel capitale di aziende quotate sul listino milanese. La comunicazione di Pechino è stata resa nota dalla Consob, che ha pubblicato gli aggiornamenti sulla partecipazioni rilevanti, dai quali è emerso che People’s Bank of China detiene dal 9 gennaio il 2,01% di Terna; al tempo stesso l’istituto centrale ha comunicato di essersi riportato nello stesso giorno sopra la soglia rilevante di Saipem, di cui detiene il 2,034%. L’acquisto fa il paio con la maxi-acquisizione da due miliardi di euro da parte di State grid corporation of China (Sgid), colosso statale delle utility cinesi, del 35% di Cdp reti, a cui fanno capo appunto Terna e Snam, le due reti per la distribuzione, rispettivamente, di energia e gas. A queste si aggiunge poi l’ingresso della Shangai electric nel capitale di Ansaldo Energia con una partecipazione del 35%. Tornando alla Banca popolare cinese va ricordato che in precedenza aveva rilevato quote del 2% anche nelle Assicurazioni Generali (2,01%) e nei colossi dell’energia italiana, Eni (2,10%) ed Enel (2,07%). Tra le altre partecipazioni detenute risultano – sempre in base alla mappa della Consob – Prysmian (2,01%) e Telecom Italia (2,08%). Da segnalare, infine, che Pechino risultava pure nella compagine azionaria della Fiat: la partecipazione era precedente al trasloco del Lingotto in Olanda e adesso dovrebbe risultare nell’azionariato della nuova Fiat Chrysler Automobiles (Fca). La raffica di operazioni finanziarie appare comunque la conferma dell’attenzione con cui la Cina sta guardando all’Italia da diverso tempo. E di sicuro ci sono ragioni geopolitiche precise. Pechino, dopo avere piantato radici profonde in continenti come l’Africa, sta aprendo nuove strade di crescita a livello internazionale, che bilanciano ritmi di sviluppo meno eclatanti del passato sul mercato interno. Per questo anche la vecchia Europa viene considerata con attenzione e l’Italia è certamente il Paese più adatto per verificare sul campo possibilità concrete di espansione. Sia perché la grande crisi apre varchi notevoli all’afflusso di capitali sia perché si tratta di un mondo più aperto rispetto a realtà come la Francia e la Germania. (di Nicola Capodanno/ANSA)