Obama, più tasse ai ricchi e meno alla classe media

Pubblicato il 18 gennaio 2015 da redazione

Usa: Obama, basta donne pagate meno degli uomini

NEW YORK. – Il presidente Barack Obama si prepara a lanciare una nuova sfida ai repubblicani: durante il solenne discorso sullo Stato dell’Unione, martedi’, chiederà al Congresso degli Stati Uniti un aumento delle tasse per i contribuenti più ricchi e anche per le istituzioni finanziarie piu’ solide, per finanziare allo stesso tempo tagli delle tasse e agevolazioni fiscali per la classe media. Il piano, anticipato per sommi capi dalla Casa Bianca, prevede tra l’altro l’aumento dei crediti fiscali per le famiglie, che si andranno ad aggiungere alla proposta formulata dal presidente nei giorni scorsi di rendere gratis per due anni a tutti gli americani il ‘Community College’. I costi per le due iniziative nell’arco di dieci anni sono stimati sui 235 miliardi di dollari, mentre i proventi arriveranno dall’aumento delle tasse per i piu’ ricchi, ovvero l’aumento della tassazione alle banche con asset superiori ai 50 miliardi di dollari e sui capital gain: misure che in totale, sempre in un decennio, dovrebbero portare nelle casse dello Stato 320 miliardi di dollari, ovvero 210 miliardi dai capital gain e 110 miliardi dalla istituzioni finanziarie, in particolare le grandi banche. Le misure “elimineranno le maggiori scappatoie fiscali e l’utilizzo dei risparmi consentira’ alla classe media di progredire”, mentre il 90 per cento dell’impatto dei costi ricadra’ sull’un per cento dei contribuenti, secondo quanto ha affermato un alto funzionario dell’amministrazione citato dal Washington Post. La proposta del presidente sembra pero’ destinata a scontrarsi con la forte opposizione dei repubblicani, che da questo mese controllano entrambi i rami del Congresso e che si oppongono ad ogni aumento delle tasse che, sostengono, ostacolerebbero la crescita economica. E le prime reazioni appaiono gia’ negative. “Prendendo a schiaffi le piccole imprese, i risparmiatori e gli investitori con aumenti delle tasse, si negherebbero solamente i benefici delle politiche fiscali che hanno avuto successo nel contribuire ad espandere l’economia, promuovere il risparmio e creare lavoro”, ha affermato Orrin Hatch, presidente della Commissione finanze del Senato. Ma in ogni caso, la mossa di Obama segnera’ comunque l’avvio del dibattito sulla politica fiscale e sull’economia che rimarra’ nella sua eredità presidenziale, e allo stesso tempo fissera’ uno degli argomenti chiave della campagna elettorale per le presidenziali del 2016. La mossa, inoltre, mette in chiaro ancora una volta, anche sei i due rami del Congresso sono controllati da repubblicani il presidente e’ tutt’altro che un’ anatra zoppa, che e’ certamente in grado di assumere iniziative mentre dispone ancora di poteri esecutivi e di veto. Anche per questo verra’ ufficializzata nel solenne discorso sullo Stato dell’Unione. Secondo le previsioni, saranno almeno 30 milioni gli americani che martedi’ in prima serata ascolteranno il discorso del presidente. In effetti una cifra ben lontana dai 53 milioni che lo hanno ascoltato in occasione del suo primo discorso del genere, nel 2008. Resta pero’ da vedere se con queste anticipazioni l’audience ora crescera’. (di Stefano de Paolis/ANSA)

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