Renzi porta l’Italia a Davos, guardiamo avanti

Renzi says ownership rules for some banks to change

DAVOS (SVIZZERA) – Via la polvere dall’Italia, via i pregiudizi, via i poteri di veto: nel nuovo contesto globale c’è bisogno delle qualità del Belpaese. Matteo Renzi arriva al World Economic Forum di Davos in tarda serata, visibilmente fiaccato da una giornata a dir poco complessa nei palazzi della politica romana, ma non rinuncia ad incontrare gli italiani presenti nel meeting annuale del gotha economico e politico mondiale. E a loro, nonostante le difficoltà delle ultime ore sull’Italicum, ribadisce come in Italia “occorra il coraggio per togliere un po’ di polvere, superare qualche potere di veto e cominciare a declinare i verbi al futuro”. Nel nuovo contesto globale, è il messaggio del premier, l’Italia, pur con i suoi problemi e con una congiuntura economica ancora difficile, è necessaria. “C’è bisogno della sua qualità, della sua cultura e i nostri problemi si possono risolvere senza piangerci addosso”, insiste Renzi che giunge nella località dei Grigioni con oltre due ore di ritardo, complice la lunghissima giornata di lavoro a Roma. C’è però il tempo per una rapida cena, per un saluto all’aperitivo tutto italiano offerto dall’Ice nell’overture del Forum e per un incontro con tutti i connazionali presenti a Davos: tantissimi gli imprenditori – da Messina di Banca Intesa a Recchi di Telecom fino ad Alessandro Castellano di Sace – venuti ad accogliere il premier assieme al presidente dell’Ice, Riccardo Monti e al viceministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. E tra i presenti all’incontro anche Andrea Bocelli, che nel pomeriggio, aveva incantato la platea di Davos con Verdi e Rossini, Tosca e Manon Lescaut in un concerto durante il quale Al Gore si era perfino commosso. “Spero non accada anche con me domani, sarebbe per il mio inglese”, ha scherzato Renzi prima di cimentarsi in un siparietto tutto toscano con il cantautore pisano. Stuzzicato dal premier sul campanilismo tra Firenze e Pisa, Bocelli ha replicato: “Noi pisani siamo criticati perché applicavamo le tasse. Ora però tocca ad altri”. “Noi – ha allora ribattuto Renzi – le tasse, anche come fiorentini, le stiamo abbassando”. E il ping pong, tra le risate dei presenti, è proseguito con Bocelli che ha recitato in parte una poesia del Carducci “Faida di Comune”, che si conclude proprio con una rivendicazione di orgoglio pisano. Quindi Renzi è tornato serio, individuando uno degli obiettivi del suo speech (dal titolo Trasformational Leadership) previsto per domani mattina: vincere i pregiudizi con cui, “anche i nostri europarlamentarI” spesso si racconta l’Italia. “Gli italiani sono molto più forti di come noi raccontiamo il Paese, vorrei che questo fosse il nostro marchio di fabbrica”, ha sottolineato. E, prima di congedarsi, Renzi ha risposto a chi gli chiedeva un commento sull’annunciato QE della Bce. “La Bce deciderà dopodomani. Allora commenterò con la Merkel perché saremo insieme a Firenze. Non so se commenteremo alla stessa maniera”, ha scherzato il premier ribadendo “il totale rispetto per l’autonomia” dell’istituzione guidata da Mario Draghi. (dell’inviato Michele Esposito/ANSA)

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