Bce: le misure, i limiti e l’impatto del QE di Draghi

Pubblicato il 22 gennaio 2015 da redazione

++ Draghi, quali rischi? chiedete a chi ha timori ++

FRANCOFORTE. – L’arsenale messo in campo da Mario Draghi è portentoso: 60 miliardi di euro di acquisti di titoli al mese da parte della Bce che partiranno a marzo e proseguiranno almeno fino a settembre 2019. Diciannove mesi, che potrebbero prolungarsi se l’inflazione non accelerasse in maniera apprezzabile, on il risultato di un potenziale di 1.140 miliardi di euro. Soldi che verranno usati per acquistare in misura preponderante titoli di Stato, visto che la quota per i titoli emessi da istituzioni europee è del 12%. Ma il necessario compromesso con la Germania, probabilmente scaturito dall’incontro di Draghi con la cancelliera Merkel la scorsa settimana, prevede anche limiti. Il primo, è che l’80% degli acquisti, effettuati dalle banche centrali nazionali con il coordinamento centrale di Francoforte, resteranno nei loro bilanci. I rischi non vengono spalmati sull’intera Eurozona, una vittoria per la Germania. E quella quota sale se si prendono in considerazione i soli titoli di Stato, perché una parte del 20% a rischio condiviso riguarda i titoli di istituzioni europee: in definitiva, i titoli di debito pubblico sovrano con condivisione dei rischi si fermano all’8% del totale. Il tedesco Jens Weidmann, fautore della linea dura nel consiglio Bce, ha anche ottenuto un limite del 33% ai bond acquistabili di uno stesso emittente, e quindi di uno stesso Paese. E del 25% per i titoli di una stessa emissione: l’obiettivo è evitare di aiutare troppo i bilanci nazionali, e di influenzare troppo i prezzi sui mercati, uno dei parametri chiesti dalla Corte Ue nel suo giudizio sul precedente programma di salvataggio Smp. Lo scopo di Draghi – come spiega la stessa Bce – era mettere in piedi una “decisa risposta di politica monetaria”a una situazione “senza precedenti”, fra stagnazione economica nel Sud Europa e rischi di deflazione. La risposta più immediata la si vedrà sui mercati, dove le Borse hanno innescato la corsa e l’euro è già scivolato vicino ai minimi di 11 anni dotto a 1,15 dollari, con alcuni esperti pronti a scommettere sul raggiungimento della parità se la Fed procederà con la sua stretta monetaria. Anche lo spread potrebbe raggiungere i minimi dal 2010, sui 100 punti base. Ma per gli effetti economici il ‘QE’ non è una panacea, e molti avvertono che servirà solo a comprare tempo ed evitare il peggio. Ora tocca ai governi con le riforme, anche se sono anni che il mantra si ripete. (dell’inviato Domenico Conti/ANSA)

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