Salari al palo, ma si intravedono i primi segni di ripresa

++ INFLAZIONE: ISTAT CONFERMA, GIUGNO +3,3%, SPESA +4,4% ++

ROMA. – Gli italiani devono fare ancora i conti con stipendi bloccati, ma su alcuni fronti, a partire dal ‘mattone’, l’economia sembra ricominciare a girare. Tanto che l’Istat registra un boom per i mutui. Cambiano anche gli umori: cittadini e aziende scommettono su un miglioramento della situazione. Altrettanto fanno gli economisti di Prometeia e, anche se più cauti, di Standard & Poor’s. L’agenzia di rating, dopo l’annuncio del Quantitative Easing, vede rosa per il Made in Italy. Non solo, il Tesoro ha collocato tutti i 6,5 miliardi di euro di Btp a 5 e 10 anni con tassi in discesa al minimo storico. In mattinata, ancora prima dell’uscita di dati e previsioni, il premier Matteo Renzi aveva twittato: “Segnali di ripresa timidi ma interessanti”, ora “avanti con le riforme, ridiamo fiducia agli italiani”. Fiducia che, stando ai numeri dell’Istituto di statistica, in effetti risale, con un aumento “significativo” per quella dei consumatori. E ancora meglio va per le imprese, ai massimi da oltre quattro anni, con i settori dei servizi e delle costruzioni che fanno da volano. L’edilizia torna così a sorridere dopo anni di crisi e anche il mercato immobiliare si allinea: già nel terzo trimestre del 2014 le compravendite sono risultate in aumento (+3,7%), mentre i mutui registrano un’impennata del 13,9%, la più forte dal 2010. E se il dato sugli scambi dell’Istat era atteso (l’Agenzia delle Entrate aveva già stimato un deciso rialzo per luglio-settembre), quello sui presiti con ipoteca era invece tutto da verificare. La ripresa è diffusa su tutto il territorio, dal Nord al Sud, ma a trainarla sono le grandi città (+5,3% per le compravendite e +16,1% per i mutui). Tuttavia Confedilizia mette in guardia da facili entusiasmi, spiegando che il mercato “resta ancora lontano dai livelli pre-Imu”. Se le tasse sul metro quadro di certo non invogliano, una spinta potrebbe arrivare dalle agevolazioni previste nel pacchetto casa inserito nello Sblocca Italia, diventato legge a novembre. Per saperlo bisognerà aspettare i risultati degli ultimi tre mesi dell’anno. Dall’Istituto di statistica però non escono solo buone notizie: le cifre sulle retribuzioni non fanno altro che peggiorare. Il 2014 è addirittura risultato l’anno con la crescita più bassa (appena +1,3%) mai registrata dal 1982, data di avvio delle serie storiche. A pesare è la Pubblica Amministrazione, dove tutto è congelato e lo sarà pure per il 2015. L’attività contrattuale arranca anche nel privato, tanto che sono oltre sette milioni i lavoratori che continuano ad andare in ufficio o in fabbrica con le vecchie clausole, basate su contratti scaduti. Nonostante tutto, e potrebbe sembrare un paradosso, il potere d’acquisto sale grazie a un’inflazione praticamente azzerata. Archiviato il 2014 gli occhi sono puntati sul 2015 e secondo il capo economista di Standard & Poor’s per Europa, Medio Oriente e Africa, Jean-Michel Six, l’Italia è tra i paesi dell’euro che potrebbe beneficiare di più del calo della moneta unica, verso la parità con il dollaro a fine anno, almeno in termini di export (+0,5%). Quanto agli effetti sul Pil S&P non si sbilancia. Dopo le stime di Bankitalia e di Confindustria, anche l’agenzia incorpora le attese del Qe sul prodotto interno italiano, che sì crescerà ma “meno dello 0,5%, tra lo 0,2 e lo 0,3%”. Più ottimisti gli analisti di Prometeia, che prevedono un aumento dello 0,7% del Pil, 13 miliardi freschi in tasca alle famiglie e oltre cento mila assunzioni con il Jobs act. Quasi sicuramente il bazooka di Mario Draghi, il programma di acquisti di titoli pubblici deciso dalla Bce, per ora ha influito positivamente sulle aste di Btp. Il rendimento del decennale è infatti sceso a 1,62% e il tasso del quinquennale è calato allo 0,89%.  (di Marianna Berti/ANSA)

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