Opposizioni sull’Aventino, ma Renzi non cede

Pubblicato il 13 febbraio 2015 da redazione

 

Quirinale: cerimonia giuramento a MontecitorioROMA. – L’Aventino delle opposizioni sulle riforme crea certamente qualche imbarazzo a Matteo Renzi che ha sempre detto di volerle fare con il consenso più ampio possibile. E che su questo punto aveva costruito le basi del patto del Nazareno. Ciononostante il premier ha deciso di rilanciare ancora una volta, sicuro di essere ”ad un bivio”: a suo avviso infatti la battaglia è politica, dietro il caos scatenato in aula ci sarebbe solo il tentativo di insabbiare il governo, con tutto ciò che ne consegue. Perfino un rischio di ritorno alle urne. Può essere che sia così, però l’immagine che ne deriva agli occhi dell’opinione pubblica e delle cancellerie occidentali è quella della solita litigiosità. E’ per questo che il Rottamatore ha deciso di tirare dritto: vuole dimostrare che la maggioranza di centrosinistra è solida e non si fa intimidire. Dalla sua Renzi ha un paio di carte: intanto può chiedere alla minoranza dem, dopo la vittoriosa campagna del Quirinale, di frenare le critiche che rischiano di incrinare la compattezza del Pd; e poi può dimostrare di rispettare il testo del Nazareno, frutto dell’intesa con Berlusconi, evidenziando le contraddizioni di Forza Italia che ha votato la riforma in prima lettura e adesso la sconfessa. Ma la rottura del patto con il Cavaliere avrà comunque un costo. Il vero pericolo per il segretario-premier è soprattutto di prospettiva: la saldatura di tutte le opposizioni contro il ”renzismo” è un fatto nuovo che rischia di avere ripercussioni più avanti, nella discussione dei decreti che sono in lista d’attesa e soprattutto dell’Italicum. Se la riforma della legge elettorale dovesse essere modificata, come chiede la minoranza del Pd desiderosa di applicare il ”metodo Mattarella” al resto della legislatura e di stringere Fi in un angolo, tornerebbe al Senato dove la maggioranza conta su numeri più stretti. Si riproporrebbe uno scenario simile ai precedenti dei governi Prodi e Letta alla ricerca perpetua di nuovi ingressi. Si vedrà. Per il momento si può osservare come l’opposizione abbia deciso di attaccare direttamente l’immagine di Renzi (accusato di essersi comportato come ”un bullo” di fronte alla Camera riunita in seduta notturna) e di provare a sondare la sponda dell’arbitro, chiedendo a Sergio Mattarella un incontro al Quirinale per denunciare la ”deriva autoritaria” del premier: ”a Renzi faremo vedere i sorci verdi”, promette il capogruppo azzurro Renato Brunetta. Mentre Beppe Grillo si dice allarmato per il silenzio del neopresidente ”peggiore dei moniti di Napolitano”. Il capo dello Stato riceverà la settimana prossima tutti i gruppi parlamentari. Ma non ci sono da aspettarsi grandi sorprese: Mattarella non potrà che ascoltare e capire se ci sono i margini di una moral suasion tra le parti, in quanto ciò che sta accadendo è un fatto interno allo stesso Parlamento. La sfilata al Colle avrà piuttosto il senso di una cesura politica non gradita ad una parte della maggioranza, in particolare al Ncd che vede logorarsi sempre più i rapporti con Forza Italia dopo l’effimero riavvicinamento all’ombra del Ppe nella fase preliminare dell’elezione del presidente della Repubblica. Berlusconi non se ne preoccupa. Il suo obiettivo è quello di recuperare l’identità battagliera di Fi e di costringere la fronda interna ad allinearsi oppure a lasciare il partito. Il leader azzurro è convinto di poter parlare a quel bacino di astensionisti che hanno abbandonato il centrodestra senza trovare alternative e di riuscire a risuscitare un’alleanza elettorale con Lega e Fdi. La rottura con Renzi e la scelta dell’Aventino lo aiutano a svuotare le accuse di Fitto di non avere una linea chiara e ad accusarlo viceversa di lavorare alla scissione (Gasparri). Il Cav ritiene che il vero bersaglio di Fitto non sia la strategia ma il suo ruolo di leader carismatico e perciò è intenzionato a incastrarlo. Non sarà facile perché Fitto non intende uscire da Fi ma ottenere un congresso: e le norme per espellerlo non ci sono. (di Pierfrancesco Frerè/ANSA)

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