L’Isis minaccia Gentiloni: “L’Italia crociata è nemica”

Pubblicato il 14 febbraio 2015 da redazione

Gentiloni

IL CAIRO. – Con propaganda e armi, l’Isis continua ad essere all’offensiva in Libia: mentre attacca i pozzi petroliferi libici attorno a Sirte, indica in Misurata il suo prossimo obiettivo e nell’ “Italia crociata” un suo nemico dichiarato. Il radiogiornale ufficiale dello Stato islamico, diffuso dall’Iraq, ha definito Paolo Gentiloni “ministro degli Esteri dell’Italia crociata” in quanto Roma, “dopo l’avanzata dei mujahidin in Libia”, sarebbe “pronta a unirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee” (l’Onu) “per combattere lo Stato islamico”. Le minacce non hanno scalfito la volontà italiana. “Noi abbiamo detto all’Ue e alla comunità internazionale che non si può far finita di dormire. La Libia è qualcosa che riguarda tutti noi quindi ci vuole una missione più forte dell’Onu innanzitutto politica e democratica e l’Italia sarà pronta a fare la sua parte nella missione Onu per difendere l’idea di liberà e diritti”, ha dichiarato il premier Matteo Renzi al Tg1. “O si spegne l’incendio o le fiamme possono divampare con rischi gravi per tutti”, ha sottolineato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Mentre il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha espresso piena solidarietà al titolare della Farnesina: “A Paolo Gentiloni la mia vicinanza e sostegno per le minacce Isis. Il pensiero che ha espresso è quello di tutto il Governo”, ha scritto su twitter. La necessità di inviare in ogni caso una missione internazionale di pace, anche se si raggiungesse un accordo ai negoziati in corso tra Ginevra e Ghadames, era stata esplicitata il mese scorso dall’inviato speciale dell’Onu, Bernardino Leon. In queste ultime ore Gentiloni ha reiterato che “la Libia deve diventare una priorità e l’Italia ha la responsabilità di sollecitare questa priorità davanti alla comunità internazionale”. “L’Italia deve fare la sua parte nella cornice Onu”, ha detto ancora il ministro. “Non esiste l’ipotesi di un intervento militare italiano in Libia”, ha rilevato il presidente della Commissione Affari esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini. “Esiste, invece, la necessità che l’Onu si assuma la responsabilità di convocare al più presto il Consiglio di sicurezza” delle Nazioni Unite. Intanto l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini ha parlato con Leon proprio “per coordinare” i prossimi passi. Nelle ultime ore è emerso che la conquista di Sirte annunciata venerdì attraverso i sermoni del califfo al Baghdadi diffusi da due radio e una tv comprende fra l’altro uffici pubblici (in particolare quello dei passaporti) e ospedali, a compimento di una lenta penetrazione che ricalca la presa di Derna, città dell’est califfato Isis già dall’anno scorso. I jihadisti, che oltre a Derna controllano anche altri centri, stanno diffondendo volantini per annunciare che vogliono puntare anche su Misurata, la terza maggiore città del paese dopo Tripoli e Bengasi e principale porto libico. Vengono segnalati attacchi dell’Isis nell’ “al-hilal al-nafti”, la “Mezzaluna petrolifera” libica, con combattimenti anche con armi pesanti e cisterne in fiamme al giacimento di Al Bahy. Si sospetta che ci siano i jihadisti nel sabotaggio a un oleodotto che trasporta il petrolio dal sud della Libia fino a Tobruk, l’ultimo porto petrolifero ancora in funzione e ora senza nulla da esportare. Prevale il pessimismo per la sorte dei 21 copti sequestrati dall’Isis un mese e mezzo fa in Libia: fonti del parlamento libico li danno per morti, ma il governo egiziano – in prima fila a seguire la vicenda dei suoi cittadini cristiani – continua a non dare conferma. (di Rodolfo Calò/ANSA)

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