Rugby: la favola azzurra a Twickenham dura appena 20 minuti

Pubblicato il 14 febbraio 2015 da redazione

Rugby Six Nations: England-Italy

LONDRA. – Un inizio da favola, un finale d’orgoglio, ma nell’ora di mezzo sull’erba di Twickenham c’è solo l’Inghilterra che, come da pronostici, travolge l’Italia nella seconda giornata del Sei Nazioni. Alla vigilia della trasferta di Londra si chiedeva agli azzurri di salvare l’onore, ritrovare un minimo di fiducia in vista di avversari più abbordabili, senza però limitarsi alla pura difesa d’oltranza. Un triplice obiettivo che la piccola Italia di Jacques Brunel può ritenere a ragion di aver raggiunto. Certo, la sconfitta – con uno scarto di 30 punti, e un secondo tempo di pura sofferenza – resta pesante, così come evidente, ma questo già si sapeva, il divario che separa gli azzurri dalla nazionale che a settembre-ottobre giocherà in casa il Mondiale. Ed è anche vero che l’Italia è stata brava ad approfittare della lenta partenza degli inglesi che appena hanno ritrovato distanze e tempo, hanno ribaltato di slancio l’inerzia della partita, e con esso il punteggio. E la terza meta italiana, che stabilisce un piccolo record per l’Italia negli incontri disputati a Londra, è arrivata a tempo scaduto, quando ormai gli inglesi pensavano alla prossima sfida contro l’Irlanda, che con ogni probabilità deciderà questo Sei Nazioni. Resta però la personalità e il coraggio di una squadra che pur ai minimi storici di autostima ha saputo riscattare il pessimo esordio contro l’Irlanda. Presentandosi nel Tempio del rugby senza timori reverenziali, disputando una partita a viso aperto, insistendo sempre e comunque nel gioco alla mano (53% di possesso palla) fino ad eccedere. Fatali, al di là dell’oggettiva differenza di qualità tra le due rose, l’imprecisione nei calci (Kelly Haimona chiude con 0 su 4), i cali di tensione (regalate le mete di Ben Youngs e Nick Easter), e la fragilità della mischia chiusa, un tempo punto di forza dell’Italrugby. Le due touche perse nei primi due minuti fanno temere il peggio, ma a sorpresa è l’Italia sbloccare il punteggio, con Sergio Parisse che finalizza al meglio un’azione cominciata da un intercetto in touche di Marco Bortolami. Haimona comincia a bisticciare con i pali e non trasforma, a dimostrazione che l’Italia continua a giocare senza un vero mediano di apertura, difetto storico della squadra azzurra da quando si è ritirato Diego Dominguez. Chi si attende la reazione dei padroni di casa resta deluso. Sono ancora gli azzurri, con l’unica intuizione della partita di Haimona, a sfiorare la marcatura, ma Andrea Masi viene fermato sul più bello da Mike Brown, poi costretto ad uscire in barella. Dopo un altro rischio portato da George Biagi, finalmente i padroni di casa si scuotono: la loro partita inizia con il calcio di George Fort. Prima dell’intervallo arrivano le prime due mete: la prima, più che dubbia, di Billy Vunipola, concessa dal TMO; la seconda di Jonathan Joseph, a fine gara eletto migliore in campo. La ripresa si apre con la meta di Luca Morisi, un lampo prima della tempesta. Perché a spaccare la partita, scavando una voragine tra le due squadre, sono i 14 minuti che trascorrono dalla metà di Ben Youngs (15’st) a quella di Easter (29’st). In mezzo ce ne sono altre due inglesi, di Joseph e Danny Cipriani. Frastornata, demoralizzata ma non rassegnata, l’Italia trova il guizzo finale ancora con Morisi, che non basta a far dimenticare i limiti degli azzurri ma salva comunque l’onore. E di questi tempi non è poco. (di Lorenzo Amuso/ANSA)

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