Prestiti speranza, quando 6mila euro cambiano la vita

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ROMA. – Un incidente banale e un’auto danneggiata: basta un soffio per mettere in crisi una famiglia. E’ quella degli immigrati marocchini, marito, moglie e tre figli, che si sono per questo rivolti prima alla parrocchia, a Casarano in Puglia, e poi al progetto dei ‘Prestiti della speranza’ ma tasso fortemente agevolato. “L’unica entrata era quella del capofamiglia, commerciante nei mercati rionali che con l’auto fuori uso non poteva più trasportare la merce e quindi lavorare”, racconta Pompeo Piscopo, volontario di Vobis, un gruppo di ex lavoratori bancari di Intesa Sanpaolo che ora è impegnato a tempo pieno nel progetto di microcredito in collaborazione con la Cei. Quello di dare una speranza attraverso un piccolo prestito. Nel caso della famiglia marocchina sono bastati 6mila euro per pagare l’affitto, 300 euro al mese, le bollette arretrate e andare avanti. Una famiglia che vive con pochi mezzi e grande dignità e ai tre ragazzi, dei quali uno universitario e comunque tutti ben integrati, “alla fine bastano quei 5 euro per la pizza che ogni tanto riesco a dare loro”, ha raccontato la madre ai volontari. Sono storie semplici quelle legate ai ‘Prestiti della Speranza’, progetto della Cei lanciato nel 2009, che oggi entra nella sua terza fase. C’è il bracciante agricolo, a corto di soldi perché le raccolte in campagna scarseggiano. I debiti per l’affitto si accumulano di mese in mese, poi arriva il momento che non riesce più a pagare neanche la bolletta della luce. E’ talmente disperato che, contrariamente alla prassi, sono i volontari ad andare a casa sua, una camera e una cucina, per verificare le difficoltà e la possibilità di erogare il prestito. Sul comò una foto in cornice, quella della moglie che non c’è più. Ma per lui bastano 3mila euro per uscire dalla disperazione. Salda il debito con il padrone di casa, paga le bollette, ricomincia a vivere. Poi anche storie di piccole, piccolissime imprese. Quella di una coppia dove lui, artigiano, comincia a non portare più a casa quanto necessario. E allora la moglie pensa di poter arrotondare le entrate. Sa fare le crepes ma le serve un carretto per andare ai mercati rionali e alle feste patronali. Il prestito di 10mila euro funziona. E ora quella signora può dire: “Non navighiamo nell’oro ma ce la caviamo”. L’esercente di un bar negli uffici di un piccolo Comune da un giorno all’altro deve lasciare i locali. Quindi rifare un bar suo, locali, bancone, tavoli e sedie. Una sfida che sembra insormontabile perché ha anche una pendenza con una banca. E a casa tre figli, due suoi e uno adottato, da crescere. Ma gli ‘angeli’ di Vobis, una vita dietro gli sportelli bancari, lo aiutano a fare una transazione e ad erogargli un prestito, 25mila euro, con cui sana le pendenze del passato e apre la nuova attività. “Giorni fa siamo andati a trovarlo. Lui dietro il bancone, la moglie che puliva il locale. Ci hanno sorriso e ci hanno anche offerto il caffè”, racconta il volontario. E questa gente ci tiene ad onorare i prestiti: l’87% restituisce fino al’ultimo centesimo. (di Manuela Tulli/ANSA)

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