Spread sotto quota 100 punti. L’Italia torna a crescere

CACCIA A SCONTI IN TUTTA L'ISOLA, DA OGGI A SETTEMBRE

ROMA. – Lo spread scende sotto 100 punti base, ai minimi di cinque anni e l’Italia, secondo le stime dell’Istat, dà segnali di crescita e allentamento della deflazione che porrebbero fine a una recessione durata tre anni e mezzo. L’Italia, insomma, potrebbe aver imboccato l’uscita dal tunnel che la tiene in scacco dal contagio greco del 2010 e dalla caduta in crescita negativa dell’anno successivo, grazie a un mix di fattori fra cui congiuntura internazionale, greggio ai minimi e il nuovo intervento della Bce che svaluta l’euro aiutando il nostro export. “Spread sotto quota 100, 1.000 ex precari assunti a Melfi col Jobs act, via segreto bancario non solo in Svizzera, dai che è #lavoltabuona”, twitta il presidente del Consiglio Matteo Renzi, consapevole che una svolta sull’economia sarebbe cruciale in una crisi segnata dai riflessi politici, che portò alla caduta di Berlusconi e alla successiva affermazione di Monti, Letta e poi del suo esecutivo. Sui mercati, il differenziale di rendimento fra Btp e Bund, termometro delle difficoltà dell’Italia sui mercati globali, non segna più febbre. C’è la tenuta dei conti pubblici, la notizia che Bruxelles non mette nel mirino il deficit (e il debito) italiano grazie alla sua linea più flessibile. C’è, soprattutto, la Bce, che a marzo (ma non prima di lunedì 9, dopo il prossimo consiglio) inizierà a comprare anche i Btp per un ammontare che alcune banche (come Credit Agricole) stimano in 147 miliardi di euro da qui a fine 2016. La crisi greca torna ad acuirsi ma il contagio è sterilizzato da Francoforte, che riporta le lancette dell’orologio-spread italiano al maggio 2010, quando Atene iniziò a svelare lo sconquasso delle sue finanze ricevendo il primo salvataggio proprio dalla Bce. Una boccata d’ossigeno anche ai conti pubblici italiani sotto forma di minor costo nel rifinanziare il debito. Mentre gli investitori festeggiano, l’Istat prende nota dei segnali di miglioramento del clima economico delle ultime settimane, come fiducia di consumatori e imprese, aumento della produzione industriale e del fatturato (ma dei soli servizi). Dopo il Pil stazionario a fine 2014, ennesimo segnale di svolta mancata come tanti se ne sono succeduti dal 2011, l’istituto statistico si sbilancia: “per il primo trimestre 2015 è previsto il ritorno alla crescita del Pil”. Con una variazione rispetto ai tre mesi precedenti stimata mediamente a +0,1%, risultante dalla forchetta compresa fra -0,1% e +0,3%. Segnali di ripresa, dunque, che andranno confermati dalla stima del Pil a metà marzo, ma che avvicinano l’Italia a quella crescita del Pil intorno al mezzo punto quest’anno stimata dalle istituzioni internazionali. Secondo l’Istat, a tirare è la domanda estera, mentre quella interna continua a presentare il segno meno. Consumi e investimenti, in effetti, tardano a sentire la ‘scossa’ della Bce, un fenomeno fotografato anche dalla “conferma della fase deflazionistica” rilevata dall’Istat: i prezzi restano negativi (-0,2% a febbraio) anche se si riprendono dopo la gelata (-0,6%) di gennaio, la peggiore dal 1959. Sempre l’Istat, poi, certifica che “il mercato del lavoro non mostra chiari segnali d’inversione di tendenza” rispetto ai mesi scorsi, con un tasso dei posti vacanti attorno allo 0,5% che “riflette la fase di stagnazione che si osserva dal lato della domanda di lavoro”. Pur fra le incertezze sulla crescita, dettate soprattutto dal quadro geopolitico, mostra ottimismo anche l’ex premier Mario Monti che parla del calo dello spread come di “una gran bella cosa”. E Filippo Taddei, responsabile economico del PD, sprona l’Italia a “proseguire con le riforme per rendere più efficiente la spesa pubblica al fine di riversare ancora più risorse sul lavoro”. (di Domenico Conti/ANSA)