Scuola: matematica e tecnica fanno paura alle ragazze

Pubblicato il 05 marzo 2015 da redazione

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PARIGI. – Matematica e discipline tecniche restano uno spauracchio per le ragazzine italiane ed europee, in gran parte per colpa di una mancanza di fiducia nei propri mezzi. In generale, rivela uno studio Ocse sulle pari opportunità nella scuola, le quindicenni sono più brave dei coetanei maschi, fanno più compiti e danno più importanza alla scuola e ai buoni voti. Ma se si considera la sola matematica, la situazione si inverte: il punteggio medio delle ragazze nei test Pisa è inferiore a quello dei ragazzi, 476 punti contro 494, e la percentuale di ‘top performer’ si ferma al 4%, contro il 10% tra i coetanei maschi. Questi risultati, sottolinea l’Ocse, non sono però frutto di alcuna “ragione innata” o di oggettive differenze nei sistemi cognitivi. In gran parte, sono dovute a un problema di percezione delle proprie competenze e di autostima: “le ragazze – spiega lo studio – credono meno nelle proprie capacità in matematica e scienze, e sono afflitte da una maggiore ansia per la matematica”. Oltre il 50% delle quindicenni italiane valutate nei test Pisa sostiene di “non essere brava in matematica”, contro il 44% dei ragazzi,il 46% dice di imparare in fretta quando studia matematica (quasi 58% tra i maschi) e il 33,3% la ritiene una delle materie in cui va meglio (46,6% tra i maschi). La stessa disparità di genere si ritrova nelle aspettative di carriera futura. Tra gli adolescenti sottoposti ai test Pisa nel 2010, sono solo il 5% le femmine che dicono di pensare per il futuro a una carriera nell’ingegneria, nell’informatica o in altri settori tecnologici, mentre tra i maschi la percentuale sfiora il 20%. Una differenza che, mostrano sempre i dati Ocse, emerge anche quando si prendono in considerazione le aspettative dei genitori: a parità di risultati scolastici, infatti, le famiglie dei maschi sono più propense a prevedere che faccia studi scientifici rispetto a quelle delle femmine. I ragazzi sono inoltre più propensi a ‘mettersi in gioco’ di fronte al mondo del lavoro di quanto lo siano le coetanee femmine, per esempio svolgendo stage o periodi di apprendistato, e postulando per posizioni anche se non hanno tutte le qualifiche necessarie. “Le ragazze hanno più paura di fare errori, e se ne assumono sempre la colpa – spiega la ricercatrice Ocse Francesca Borgonovo – I ragazzi invece si lanciano, un po’ se ne fregano, sono più aperti alla presa di rischio anche in campo professionale”. I quindicenni maschi risultano inoltre più a loro agio delle coetanee femmine sui supporti digitali. Le differenze nella abilità di lettura e comprensione, per esempio, sono molto spiccate quando i test sono in formato cartaceo, ma si riducono notevolmente quando il test è su computer. Merito, dicono gli esperti, di una maggiore familiarità con gli strumenti informatici, che viene anche dal tempo passato a giocare con i videogames. “Un uso eccessivo di questi giochi ha ovviamente un impatto negativo sul profitto scolastico – spiega il ricercatore Ocse Francesco Avvisati – ma i test provano che un uso moderato aiuta a sviluppare alcune competenze specifiche e abilità di movimento nello spazio digitale”.
(di Chiara Rancati/ANSA)

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