Governo cauto su Pil 2015, ma Renzi vede un “tesoretto”

Prime Minister Matteo Renzi at the end of the Council of Ministers

ROMA. – Un tesoretto. Matteo Renzi non lo dice esplicitamente, ma il 2015 potrebbe riservare qualche sorpresa positiva per l’economia italiana. La crescita potrebbe essere superiore a quel +0,5% stimato ad ottobre scorso nella Nota di aggiornamento del Def e questo potrebbe significare, per le casse dello Stato, trovarsi a disposizione un inaspettato, quanto utile, tesoretto di cui servirsi all’occorrenza. Messi ormai in sicurezza i conti pubblici, ogni decimo di punto in più di Pil significherebbe infatti risorse utili e pronte da impiegare. Dopo anni di crisi in cui la destinazione di ogni euro di soldi pubblici è stato sempre attentamente soppesata, il 2015 potrebbe quindi rappresentare la vera svolta. Nonostante i segnali di recupero della fiducia, dell’occupazione e in qualche modo anche dell’attività economica, arrivati negli ultimi mesi, il governo non si è finora mai sbilanciato, anche perché le iniziali previsioni ottimistiche dell’esecutivo sul 2014 sono state largamente smentite. La prima stima per lo scorso anno parlava infatti di una crescita addirittura dello 0,8%, totalmente disattesa visto che già in autunno la Nota al Def ha rivisto drasticamente i calcoli a -0,3%. Considerando che, come certificato oggi dall’Istat, il 2014 si è chiuso con un arretramento dell’economia dello 0,4%, è comprensibile dunque la cautela sia di Palazzo Chigi che del ministero del Tesoro. La stima ufficiale per l’anno in corso resta dunque di una crescita di +0,5%, anche se, ormai quasi unanimemente, istituzioni, analisti e centri studi prevedano un’accelerazione maggiore. Rispetto allo scorso autunno, a quando cioè risale la previsione del governo, le carte in tavola sono profondamente cambiate. Soprattutto nel contesto internazionale: la Bce sta per sfoderare il suo bazooka, l’euro è già sceso ai minimi sul dollaro, favorendo le esportazioni delle imprese europee, il prezzo del petrolio si è fortemente ridimensionato e presto partirà il piano Juncker per gli investimenti. “Un anno fa – spiega Renzi – avevamo dato un quadro in linea con le previsioni europee. A rallentare non è stata l’Italia, noi siamo migliorati rispetto al passato, è stata l’Europa. I segnali positivi non bastano, ma se cancelliamo la paura – incita quindi il premier – possiamo farcela”. Anche sul fronte delle entrate intanto, il 2014 ha mostrato qualche debolezza: l’ammontare complessivo è stato di circa 419 miliardi, 5,7 in meno del 2013 (-1,3%). Nel 2013 in realtà lo Stato aveva fatto cassa chiedendo uno sforzo a banche e assicurazioni che avevano dovuto fare i conti con incrementi delle aliquote di acconto e addizionale Ires. Nel confronto omogeneo, tiene a sottolineare il Tesoro, i dati 2014 sono sostanzialmente stabili rispetto al 2013. Anche grazie, in realtà all’aumento del gettito Iva, cresciuto dell’1,9%, sulla scia del rialzo dell’aliquota al 22% e del pagamento dei debiti p.a. Qualche buona notizia arriva però anche in questo caso dal mese di gennaio. Le entrate sono rimaste stabili, ma quelle legate alla lotta all’evasione hanno registrato un boom del 58%.

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