Spread sotto quota 90. Padoan, è un riconoscimento al Governo

Padoan, da liberalizzazioni risparmi per un punto Pil a 2020

ROMA.- Spread sotto i 100 punti, addirittura sotto i 90. E allora “non è più una minaccia o una parolaccia”. A ‘sorridere’ è il premier Matteo Renzi che – parlando al TG1 – sottolinea come i segnali che potrebbe essere “la volta buona per rimettere in moto il Paese” ora “stanno arrivando”. Una soddisfazione ripresa anche dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che spiega come “i mercati riconoscono la validità delle politiche del Governo”. E poi, lunedì, entrerà in azione il più potente dei bazooka di Mario Draghi: il quantitative easing, che dovrebbe dare ulteriori margini ai paesi più coinvolti dalla crisi. Padoan è soddisfatto. La discesa del differenziale con il Bund tedesco contribuirà a dare più ossigeno ai conti pubblici italiani, con il calo della spesa per interessi che già è tra le voci che hanno permesso di contenere il fabbisogno dello Stato nei primi mesi di quest’anno. Ora però, sulle riforme che i mercati sembrano apprezzare, a partire da quella del lavoro che parte proprio oggi, “bisogna intensificare ed accelerare”. L’intenzione dell’esecutivo, insomma, è quella di sfruttare al massimo, come ha indicato più volte Padoan, il nuovo contesto macroeconomico e il miglioramento del clima di fiducia, per rimettere in sesto l’economia italiana, ‘strapazzata’ da 7 anni di crisi. Di certo la riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato permetterà di rivedere le previsioni che il governo si appresta a indicare con il Def (il documento di economia e finanza), già in prima fase di elaborazione: le stime ancora non sono state messe a punto ma è possibile che il nuovo corso dello spread possa portare un margine di manovra dell’ordine almeno di 1 miliardo, 1 miliardo e mezzo. Si tratterà comunque di nuove stime molto “prudenziali” – sottolineano al Tesoro -, anche perché le previsioni vanno fatte sulla media dell’anno, e non è detto che i rendimenti continueranno a viaggiare sui minimi di queste settimane (venerdì il tasso del decennale si è attestato all’1,31%, contro il 2,7% immaginato per il 2015 dall’esecutivo con l’ultimo aggiornamento del Def). E in ogni caso se questo ‘vento in poppa’ dovesse durare tutto l’anno, il risparmio – secondo alcuni tecnici – potrebbe salire, fino anche a 5-6 miliardi. Il ‘Qe’, che peraltro sarebbe partito dietro chiari impegni alle riforme da parte dei Paesi dell’euro, potrebbe aiutare il Tesoro anche ad allungare la durata media del debito, una strategia in cui via XX settembre è già impegnata da mesi. Anche se l’impatto sui conti pubblici è di fatto una ‘una tantum’: se Francoforte riuscirà a far risalire l’inflazione, che è lo scopo degli acquisti di titoli, torneranno a salire i rendimenti dei titoli governativi, come successo negli Usa. La Bce, e in maggior misura le banche centrali nazionali fra cui Bankitalia, cominceranno a comprare da lunedì, al ritmo di 60 miliardi al mese incentrati principalmente sui titoli di Stato. L’impegno è a proseguire almeno fino a settembre 2016, che si traduce in 1.140 miliardi di ‘Qe’, di cui circa 140 per l’Italia. Acquistando titoli, le banche centrali fanno salire i prezzi e scendere i rendimenti e con essi lo ‘spread’: la Bce si è detta pronta a comprare anche a rendimenti negativi, fino a -0,2% che è il livello dei tassi sui depositi delle banche a Francoforte. (di Silvia Gasparetto/ANSA)

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