Lo sport francese piange i campioni scomparsi in Argentina

French athletes killed in Argentina chopper collision
PARIGI. – “Lo sport francese in lutto”. Con questo laconico titolo, accompagnato dalle foto dei tre campioni morti nei loro momenti di massima gioia, con le medaglie olimpiche al collo, si apre l’homepage del quotidiano sportivo L’Equipe, in una delle giornata più tragiche della storia dello sport transalpino, che piange tre campioni tra i più amati: CAMILLE MUFFAT: giovane stella del nuoto, erede designata dell’irruenta Laure Manadou, ma dal carattere ben più pacato, aveva fatto scalpore l’estate scorsa quando, ad appena 25 anni, aveva deciso di lasciare lo sport agonistico. “Penso di essere abbastanza curiosa per esplorare qualcos’altro – aveva spiegato alla stampa – il corpo avrebbe potuto sopportare altri 10 anni, ma io sono padrona della mia vita”. Una carriera breve, ma dal ricco palmares: tre medaglie olimpiche a Londra 2012 (oro sui 400 stile libero, argento sui 200 e bronzo con la staffetta 4×200), un titolo mondiale e tre titoli europei in vasca corta, oltre a 17 titoli nazionali. ALEXIS VASTINE: ventotto anni, originario dell’Alta Normandia, il ‘pugile maledetto’ aveva commosso la Francia con le sua lacrime dopo i quarti di finale del torneo olimpico di Londra 2012, in cui era stato dichiarato sconfitto per una decisione arbitrale discussa e discutibile. Per lui era la seconda volta: anche a Pechino 2008 era stato protagonista di un’eliminazione controversa, e si era dovuto accontentare di una medaglia di bronzo. Vastine si era sempre detto determinato a cercare riscatto a Rio de Janeiro, ma il corpo e la mente faticavano a tenere il ritmo della sua ambizione: “Dopo Londra aveva attraversato una depressione, e poi si era infortunato più volte – ricorda un dirigente della federboxe francese – Alexis faticava a rilanciare la sua carriera”. FLORENCE ARTHAUD: pioniera della vela al femminile, ‘l’eterna fidanzata dell’Atlantico’ aveva fatto scalpore nel 1990 vincendo la Route du Rhum, traversata in solitario dalla Francia all’isola d’Oltremare della Guadalupa. Negli anni Novanta era stata tra i protagonisti delle grandi sfide velistiche, conquistando una nuova vittoria, con il team di Bruno Peyron, alla Transpacifica del 1997. Nota per il suo parlare franco e diretto, si era più volte lamentata dello scetticismo degli sponsor “quando si tratta di affidare una grossa barca a una donna”, in particolare nel 2010, ventennale della sua storica vittoria, quando gli armatori di un potente catamarano le preferirono un velista maschio. Nel 2011 aveva rischiato la vita al largo di Cap Corse, cadendo in mare in piena notte. Solo una lampada frontale e un telefono cellulare impermeabile, con cui allertò i soccorsi, le permisero di salvarsi.

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