Nuove ombre sulle indagini per l’uccisione di Boris Nemtsov

Nemtsov: Navalni fa nomi mandanti, entourage Kadyrov

MOSCA. – Nuove ombre sulle indagini per l’uccisione di Boris Nemtsov, tra accuse di confessioni estorte con la tortura e sospetti di un coinvolgimento dell’entourage di Ramzan Kadyrov. Sullo sfondo una presunta guerra tra i servizi segreti di Mosca e il finora intoccabile leader ceceno fedelissimo di Putin, mentre sembra cadere la pista islamista. L’ex tenente ceceno Zaur Dadayev – il principale sospettato per l’omicidio – rivela al tabloid Moskovski Komsomolets che la confessione di essere il killer dell’oppositore russo, freddato a pochi passi dalla piazza Rossa, gli sarebbe stata estorta con la violenza. E anche Andrei Babushkin, un membro del consiglio per i diritti umani presso il Cremlino, sostiene di aver “scoperto numerose ferite sul corpo” di Dadayev incontrandolo nel carcere Lefortovo di Mosca. Ma l’attivista non ha escluso neppure torture su altri due sospettati a cui ha fatto visita dietro le sbarre: i fratelli Anzor e Shaghid Gubashev, cugini di Dadayev. E ha chiesto un accertamento, suscitando l’immediata reazione del comitato investigativo, che ha preannunciato di voler interrogare per supposte interferenze nelle indagini sia lui sia la giornalista del Moskovski Komsomolets Eva Merkaciova (che fa parte della commissione di controllo per i diritti dei detenuti) assieme alla quale ha fatto visita in carcere a tre dei cinque sospettati del delitto Nemtsov. “Continuavano a gridare: ‘Hai ucciso tu Nemtsov? Io dicevo loro di no”, ha raccontato Dadayev sempre al Moskovski Komsomolets denunciando anche di essere stato “incapucciato” dopo la cattura. “Ero con il mio compagno d’armi Ruslan Iusupov – ha proseguito – e mi hanno detto che se avessi confessato lo avrebbero lasciato andare. Ho detto di sì, ho pensato di salvarlo, volevo arrivare a Mosca vivo, altrimenti mi poteva capitare quello che è successo a Shavanov”, ha poi spiegato riferendosi al suo compagno di battaglione che si sarebbe suicidato mentre era accerchiato dalla polizia nel suo appartamento a Grozny. Dadayev ha quindi aggiunto che il suo obiettivo era quello di “raccontare tutta la verità in tribunale”, ma che il giudice non gli ha dato “neppure la possibilità di parlare”. Anche Shagid ha riferito che chi lo ha catturato lo ha picchiato e gli ha intimato di dichiararsi colpevole. “Ci sono motivi di credere che Zaur Dadayev abbia confessato sotto tortura”, ha accusato da parte sua Babushkin, segnalando scorticature di manette su polsi e gambe, nonchè ferite alle dita dei piedi dell’ex militare. Intanto l’avversario numero uno di Vladimir Putin, Alexiei Navalni – interpretando quanto scrive Novaia Gazeta – fa i nomi dei presunti organizzatori e mandanti del delitto: il deputato Adam Delimkhanov, il senatore Suleiman Gheremeiev e suo nipote Ruslan, tutti personaggi dell’entourage di Ramzan Kadyrov, in questi anni plenipotenziario di Putin, con amplissima autonomia, nell’instabile repubblica caucasica un tempo ribelle. Secondo il giornale di Anna Politkovskaia, sarebbe stato proprio l’appoggio incondizionato di cui ha goduto finora Kadyrov al Cremlino a convincere i vertici dei servizi segreti russi (Fsb) ad andare avanti nell’inchiesta fino a risalire a persone legati al presidente ceceno. Quella in atto sarebbe insomma una “guerra” tra i cosiddetti siloviki (i rappresentanti degli apparati di forza di Mosca) e gli uomini di Kadyrov: “Forze dell’ordine e servizi segreti – scrive la testata d’opposizione – sono stati ripetutamente umiliati pur di mantenere la stabilita’ politica nel Caucaso”. Ed ecco che starebbero cercando di smascherare il leader ceceno in modo da mettere Putin di fronte a una scelta tra loro e il suo luogotenente a Grozny. E per questo starebbero facendo trapelare sulla stampa filogovernativa dettagli che contraddicono la pista islamista. Lo stesso Kadyrov aveva assecondato l’ipotesi che Nemtsov fosse stato ucciso per aver difeso le vignette su Maometto di Charlie Hebdo dopo la strage nella redazione del settimanale francese: lo aveva fatto definendo il presunto assassino Dadayev (un suo ex pretoriano) “un vero patriota” e “un fervente credente” rimasto scioccato dalla vicenda di Charlie Hebdo. Ma ieri il Moskovski Komsomolets ha pubblicato un paio di foto che dimostrerebbero che i due presunti killer pedinavano in realta’ Nemtsov gia’ in autunno, quindi ben prima del massacro di Parigi, che risale invece a gennaio. Novaia Gazeta, senza citare alcuna fonte, indica come organizzatore del delitto un certo Ruslan, veterano del battaglione ‘Sever’ (Nord), lo stesso in cui militavano sia Dadayev sia un altro dei sospettati, Beslan Shavanov, che si sarebbe fatto saltare in aria nel suo appartamento a Grozny ormai circondato dalla polizia. Ma l’elemento piu’ interessante e’ che questo Ruslan sarebbe imparentato con due pezzi da novanta del mondo politico russo vicini a Kadirov. Se il giornale non fa nomi, ci pensa Navalni ad esplicitarli: “Traducendo in russo – ironizza su Twitter il blogger anti-Putin – Novaia scrive: uccisione organizzata da Adam Delimkhanov e Suleiman Gheremeiev attraverso Ruslan Gheremeiev”. Adam Delimkhanov, ex vice premier e ora deputato della Duma per il partito putiniano Russia Unita, sarebbe – sempre secondo Navalni – “cugino del senatore Suleiman Gheremeiev”, a sua volta zio di Ruslan Gheremeiev. Ma Delimkhanov e’ soprattutto il braccio destro (e secondo alcune fonti anche cugino) di Ramzan Kadirov, che qualche anno fa lo ha addirittura indicato come suo possibile successore. Le conclusioni di Navalni non hanno riscontri, ma secondo Novaia Gazeta Putin saprebbe gia’ i nomi dei veri organizzatori dell’assassinio di Nemtsov: ad informarlo ci avrebbe pensato il capo dell’Fsb Aleksandr Bortnikov, che avrebbe inoltre fornito al presidente russo una lista di persone nel mirino ceceno: incluso l’ex oligarca Mikhail Khodorkovski, la cui portavoce ha trovato una corona funebre davanti alla porta di casa.
(di Giuseppe Agliastro/ANSA)