Suicidio sospetto dell’oppositore González in carcere venezuelano

Pubblicato il 13 marzo 2015 da redazione

More than 20 inmate reported killed in a brawl in prison Yare, Venezuela
CARACAS. – Era stato arrestato nell’aprile dell’anno scorso e denunciato in diretta tv da Nicolás Maduro come “uno dei cervelli dell’insurrezione” contro il governo chavista. Ora Rodolfo González, un ex pilota d’aereo noto per la sua opposizione al governo di Caracas, è stato trovato morto nella cella dove era rinchiuso, nella sede centrale del Servizio bolivariano di intelligence (Sebin), ultima vittima della crescente radicalizzazione dello scontro politico nel paese. Sui social network la notizia della morte di González, di 63 anni, circolava già da ieri, ma è stata sua figlia, Lisette, a dare la conferma oggi su Twitter. Prima di entrare nel cosiddetto Helicoide – un ex centro commerciale trasformato nella sede della polizia politica venezuelana – aveva scritto: “Ci farebbe piacere essere accompagnati”. Un’ora dopo, il messaggio definitivo: “Esco dal Sebin. Disgraziatamente confermo che mio padre è morto ieri notte”. Secondo le prime ipotesi, ma le ombre sono molte, González si sarebbe suicidato nella sua cella dopo essere stato informato che lo avrebbero spostato nel famigerato carcere di Yare, a 100 km da Caracas. Si tratta di una delle prigioni più temute del paese, a causa del sovraffollamento – costruita per 15 mila detenuti, ne ospita circa 44 mila – e dell’arbitrio che vi esercitano le bande criminali. Lisette González ha confermato che “il suo trasferimento era stato annunciato per sabato mattina” perché “ne abbiamo parlato al telefono ieri sera, verso le 9”. Ma non ha voluto avallare apertamente il sospetto che il padre si sia sucidato. “Tutto è incerto”, si è limitata a scrivere. González, noto come El Aviador, era stato arrestato nella primavera del 2014 e imputato di associazione per delinquere, possesso di esplosivi e traffico di armi da fuoco. Pochi giorni dopo, Maduro aveva annunciato il suo arresto in una sorta di requisitoria politica dagli schermi televisivi, bollandolo come “uno dei cervelli dell’insurrezione” contro il suo governo e come “coordinatore logistico della protesta violenta”. L’opposizione antichavista e gruppi di difesa dei diritti umani, come il Foro Penale Venezuelano, consideravano invece González un prigioniero politico e sostenevano che fosse stato arrestato senza prove di alcun reato concreto e in base a una denuncia anonima. L’oppositore attendeva da quasi un anno di essere processato. La morte è arrivata prima.

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