Le minoranze del Pd attendono al varco Matteo Renzi

Renzi, scelta di Maurizio Lupi è saggia

ROMA. – Non lo si chiami ‘correntone’ né “cartello anti-Renzi”, ma quella di domani è la prima assemblea che vedrà riunite tutte le minoranze Pd, dalla più dialogante Area riformista alla SinistraDem di Gianni Cuperlo fino ai civatiani, oggi i più distanti da Matteo Renzi nell’universo Pd. Un universo rispetto al quale la sinistra del partito cerca di prendere posizione, superando la frammentazione mostrata finora e mirando a rafforzare il pressing sul premier-segretario, a cominciare dalla partita per i nomi che andranno ad occupare le caselle delle Infrastrutture e degli Affari Regionali. Una partita dalla quale la minoranza Pd non vuole essere esclusa ‘tout-court’. Serve porre un problema “di un governo che abbia un suo pluralismo e una sua autorevolezza”, osserva, poco dopo l’informativa di Maurizio Lupi, un esponente della minoranza Pd sottolineando, tuttavia, come il caso del ministro ciellino non sarà al centro della kermesse dell’Acquario di Roma. Democrazia, partito, riforme, rapporto con i corpi intermedi, saranno alcuni dei capitoli di un incontro intitolato “A sinistra nel Pd” e che si presenta come un’assemblea parallela e alternativa a quella del Pd renziano. Un’occasione, osserva il senatore Miguel Gotor, per evidenziare “la necessità che sia un coordinamento tra le diverse anime della minoranza”. Non ci sarà, però, alcuna stretta organizzativa, ma un intervento conclusivo che riassumerà gli impegni messi in evidenza e che non prescindono dai nodi dell’Italicum e delle riforme, rispetto ai quali una parte della minoranza è disposto a sacrificare il suo sì se Renzi non aprirà a delle modifiche. Più in generale, però, si proporrà “l’idea di contrastare il concetto che sinistra e Pd non sono concetti che si escludono”, spiega Alfredo D’Attorre, tra gli organizzatori dell’assemblea che sarà aperta dal deputato bersaniano mentre, in chiusura, interverranno i ‘big’ Speranza, Cuperlo e Bersani. Non parlerà, ma si limiterà ad osservare ed ascoltare, il ‘renzianissimo’ Ernesto Carbone, ‘inviato’ dai vertici del partito dopo che dagli organizzatori dell’assemblea era stata inoltrato l’invito ad un esponente di un membro della segreteria Pd, espressione dell’ala maggioritaria. Chiederà invece “coraggio e coerenza” ai suoi colleghi, Pippo Civati, che sarà a Roma nelle stesse ore in cui, in Liguria, il deputato civatiano Luca Pastorino cerca di aggregare tutte le formazioni a sinistra del Pd sulla sua candidatura alla presidenza della Liguria. Una candidatura che vedrebbe Pastorino avversario della candidata Pd (e vincitrice delle contestate primarie) Raffaela Paita. Segno di una frattura interna non marginale a livello locale e che vede, ad esempio, civatiani e Sel riuniti domani a Palermo in una ‘Leopolda di sinistra’ contro “Crocetta e il Pd Faraone”. E chissà se, domani, non sarà messa in evidenza la vicenda della candidatura di Vincenzo de Luca alle regionali campane, trionfatore delle primarie Pd, ma con lo spettro della decadenza. Un nome, quello dello ‘sceriffo’, su cui un “problema c’è”, avverte oggi Gotor.
(di Michele Esposito/ANSA)

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