Il nuovo Canale di Panama apre tra un anno, lavori al 90%

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PANAMA. – Da 4.400 fino a 14mila. E’ la capacità di container delle navi che potranno attraversare il Canale di Panama quando, tra circa un anno, l’opera sarà aperta rivoluzionando il commercio marittimo mondiale, con diversi porti statunitensi che stanno adeguandosi per ospitare le ‘nuove’ navi e lo Stato centroamericano che vede raddoppiare fino a 5 miliardi di dollari annui i suoi ricavi lordi. L’opera alla fine costerà poco di più (circa 5,8 miliardi di dollari), una cifra comunque molto maggiore dei 3,3 stimati inizialmente. Anche di questi extra costi – al centro di un contenzioso arbitrale che si preannuncia lungo ma che sta dando ragione alle imprese esecutrici dei lavori – potranno parlare direttamente in queste ore in un incontro ufficiale il presidente panamense Juan Carlos Varela e l’amministratore delegato della Salini Impregilo, Pietro Salini, dopo un primo vertice tenuto a Roma tre settimane fa. Il gruppo italiano è infatti il leader operativo di un consorzio che vede come altro grande azionista la spagnola Sacyr ed è riuscito a trovare rapporti migliori con il committente. I tempi di consegna sono tra l’altro rispettati, anche con l’ìnnalzamento a 7,4 gradi Richter della tenuta sismica e contenziosi risolti sul grado di impermeabilità del cemento. Il cantiere è enorme e dà lavoro ancora a circa 8mila operai per l’aggiunta di una terza e più grande corsia al canale attraverso la costruzione di nuovi complessi di chiuse alle due estremità, una sull’Oceano Atlantico e una sul Pacifico. In queste ore si stanno posizionando le paratoie alte oltre 30 metri costruite dalla Cimolai a Pordenone, che erano in mano italiana oltre un anno fa, quando si risolsero i contrasti sui finanziamenti, un confronto che rallentò i lavori. Quest’opera, la più grande del mondo con un uso di ferro quasi venti volte superiore a quello utilizzato per la torre Eiffel e di cemento giornaliero pari al consumo di una nazione di medie dimensioni, si aggiunge a quanto costruito nel 1914 permettendo il transito alle navi dette appunto Post-Panamax. “E’ un progetto strategico per il commercio mondiale e rappresenta una miscela di alta tecnologia, esperienza costruttiva e competenza progettuale”, commenta Pietro Salini prima di un road show internazionale a New York dove il gruppo italiano, il primo al mondo nelle costruzioni per la gestione delle acque, presenterà conti 2014 con ricavi in crescita del 10% a 4,2 miliardi di euro, un utile di 103 milioni (+12%) e un debito netto in calo a 89 milioni. (dall’inviato Alfonso Neri/ANSA)

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