Vittoria di Obama e Rohani, pronti a entrare nella storia

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NEW YORK. – Senza dubbio una grande vittoria per Barack Obama, ma anche una grande vittoria per Hassan Rohani. Un successo, quello dell’accordo di Losanna sul nucleare iraniano, ottenuto contro tutto e tutti. L’uno contro la destra maggioritaria nel Congresso americano, l’altro contro l’ala più reazionaria del regime di Teheran. Entrambi contro l’ostinata e durissima opposizione di Israele e di Benyamin Netanyahu. Il presidente degli Stati Uniti esulta, parlando già di “intesa storica”, e il presidente iraniano non può essere meno soddisfatto. Hanno entrambe centrato il loro obiettivo, nonostante la strada verso l’accordo finale entro fine giugno sia ancora irta di ostacoli. Ma, dopo decenni di gelo, Washington e Teheran sono ora in grado non solo di dialogare, ma anche di accordarsi, di aprire una nuova fase all’interno della comunità internazionale. Questo grazie alla volontà e alla determinazione di due leader che fin dall’inizio della loro era hanno manifestato la chiara volontà di voler cambiare le cose. Un cammino iniziato con l’ormai famosa telefonata tra Obama e Rohani del settembre 2013, e che potrebbe portare a fine giugno a una stretta di mano da consegnare ai libri di storia. Tramontati i sogni di favorire una pace in Medio Oriente, per Obama l’accordo con l’Iran rappresenta la più grande scommessa della sua presidenza. Ma anche la più rischiosa, perché in ballo c’è un programma nucleare dell’Iran che viene di fatto riconosciuto ufficialmente, anche se solo per scopi civili. Senza contare che una revoca delle sanzioni garantirà un improvviso maggior benessere all’Iran, rafforzandolo sullo scacchiere mediorientale dove tuttora appoggia gruppi e milizie che alimentano i conflitti regionali e il caos. Ma il presidente americano ha deciso di fidarsi del nuovo corso di Rohani, con cui parla una lingua molto più simile rispetto agli interlocutori del passato, l’incendiario Ahmadinejad in testa. E ha spinto come non mai per arrivare a una soluzione che prevedesse la revoca delle sanzioni verso Teheran, a fronte di ben precise restrizioni. Del resto nella visione di Obama così si esercita l’ “American leadership”: col dialogo, con il perseguimento ostinato della soluzione diplomatica, politica. Il mondo, il corso della storia non si possono cambiare solo con l’isolamento dei nemici e con l’uso della forza militare. E per il presidente americano il caso Iran deve diventare un modello in questa direzione. Una strada che porterà all’apertura di altre strade, che passano per il completo disgelo con Cuba o con l’apertura di una nuova era di relazioni con la Cina. E chissà, anche per una svolta con il regime della Corea del Nord. Forse troppo per i due anni scarsi che gli restano alla Casa Bianca. Ma la via è aperta.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)