Renzi porta a casa Triton più forte e Ue consapevole

Pubblicato il 23 aprile 2015 da redazione

EU leaders meet for migration summit

BRUXELLES. – L’immagine dei 28 leader europei in piedi che osservano un minuto di silenzio per le vittime della strage del Canale di Sicilia è già il segno di quel cambiamento all’interno dell’Unione europea che il presidente del Consiglio Matteo Renzi auspicava. E che ha cercato con forza.

Il premier è arrivato a Bruxelles per partecipare al vertice da lui stesso voluto e sollecitato dopo la più grande tragedia mai vista nel Mediterraneo con questa consapevolezza: l’emergenza sbarchi “non è più soltanto un problema dell’Italia e di Malta, ma è una questione di diritto umanitario, di sicurezza e di giustizia”, come ha detto prima dell’apertura del vertice. E il primo risultato dunque, è stato raggiunto prima ancora dell’inizio summit. E’ lì, attorno al tavolo che riunisce i 28, che la questione è diventata più complicata.

Nel corso di un vertice iniziato mentre da Washington arrivava la notizia dell’uccisione di Giovanni Lo Porto, vittima di un raid americano in Pakistan, la solidarietà dei leader per l’emergenza immigrazione affrontata dall’Italia è stata totale e palpabile, così come la disponibilità a interventi importanti come il rafforzamento di Triton sia economicamente che dal punto di vista dei mezzi a disposizione.

Chiara la volontà di intervento anche per quanto riguarda una missione ad hoc per la distruzione dei barconi degli scafisti. Ma il nodo, come il premier sapeva fin dall’inizio, è sempre lo stesso: la redistribuzione dei richiedenti asilo per i diversi paesi europei e non solo tra quelli di approdo. Tema che tocca direttamente gli interessi nazionali, in particolar modo quelli dei Paesi sotto elezioni come la Gran Bretagna.

Non è un caso che il premier britannico David Cameron, arrivando al vertice, ha dato la massima disponibilità sulla fornitura di armi e mezzi, ma a condizione che le persone salvate non “richiedano asilo in Gran Bretagna”. Alcuni Paesi si sono dimostrati disponibili ad ospitare gli immigrati, hanno fatto delle aperture, ma, al momento, resta, sempre, la base volontaria dell’intervento.

Il summit, preceduto a Roma da una riunione con i ministri Paolo Gentiloni, Angelino Alfano e Roberta Pinotti, insieme al sottosegretario Marco Minniti, per fare un punto sulla Libia e la lotta al terrorismo e a Bruxelles da un mini vertice a quattro con Merkel, Hollande e Cameron, resta un risultato importante. I tempi, come sempre quando si ha a che fare con l’Unione europea, non saranno brevi, ma si è finalmente disinnescato un meccanismo che si era chiaramente inceppato.

Renzi torna dunque a Roma soddisfatto con in tasca una serie di misure che se non bloccheranno immediatamente il dramma dei viaggi della speranza che spesso finiscono in tragedia, certamente rappresentano – ed è questa la novità – l’inizio di un percorso europeo in materia di immigrazione. E con la consapevolezza, come ha detto lui stesso, che “finalmente qualcosa in Europa è cambiato”.

(dell’inviata Paola Tamborlini/ANSA)

 

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