L’intera storia dell’immigrazione in America si completa a Ellis Island

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NEW YORK. – L’intera storia dell’immigrazione in America si completa a Ellis Island con il nuovo padiglione dedicato all’era post chiusura del centro di accoglienza. ‘The Journey: New Eras of Immigration’ colma un vuoto lasciato aperto con la chiusura della struttura che fino al 1954 ha rappresentato il punto d’ingresso per chi sbarcava negli Stati Uniti. La nuova ala sarà aperta al pubblico dal prossimo 20 maggio e il museo dell’immigrazione di Ellis Island diventerà ufficialmente l’unico museo degli Stati Uniti a raccontare tutta la storia dell’immigrazione, dall’era coloniale all’epoca attuale.

L’anno zero per la nuova immigrazione è appunto il 1954. Le immagini non sono più quelle delle navi cariche di europei in cerca di una nuova vita che varcano la baia di New York salutati dalla Statua della Libertà, bensì quelle di un aereo e il terminal di un aeroporto che con le nuove tecnologie processa i nuovi arrivi con una telecamera e la macchina per le impronte digitali. “Non c’è nessun posto negli Stati Uniti come Ellis Island – ha detto all’Ansa Stephen Briganti, presidente della Statue of Liberty-Ellis Island Foundation – e perché fermarsi al 1954? Che ne è delle persone arrivate ora?”.

“Oggi – continua Briganti – la nuova immigrazione proviene soprattutto dal centro e sud America, Africa e Cina. Nel 2013 la Cina era al primo posto, seguita da India, Messico, Filippine, Corea del Sud e Giappone. L’immigrazione dall’Italia ora non e’ così forte come una volta. Gli italiani, e quindi anche la mia famiglia, sono arrivati fino al 1927, poi hanno cominciato a rallentare. Ma gli italiani continuano ad arrivare, ed e’ vero che molti sono professionisti”.

Il nuovo padiglione illustra anche cosa ha spinto le persone ad emigrare verso gli Stati Uniti. A differenza del passato quando il motivo principale era di carattere economico, oggi spesso sono le guerre o situazioni di governi instabili ciò che spinge a lasciare la propria patria. E gli Stati Uniti restano ancora la terra delle possibilità. “Si c’è ancora un sogno americano – spiega Briganti – e c’è sempre un motivo per venire negli Stati Uniti. L’America Dream non morirà mai, questo è un paese dove tutti hanno un’opportunità'”.

(di Gina Di Meo/ANSA)