Un omicidio organizzato in America ed eseguito a Palermo

Pubblicato il 15 maggio 2015 da redazione

Annamaria-Corradini

NEW YORK: Ha appena lasciato la soleggiata città di Palermo e attraversato l’Oceano Atlantico per giungere a New York, portando con sé in valigia l’emblematica storia di un personaggio tanto datata nel tempo quanto affascinante.
Annamaria Corradini, originaria di Enna, laureata in lettere classiche é la responsabile dell’Archivio storico e della Biblioteca della Provincia di Palermo, spazi in cui ama perdersi per riportare alla luce vicende e personaggi dimenticati.
Molte le monografie scritte da Corradini spulciando antichi documenti. In ognuna racconta storie spesso impolverate dal passare del tempo come quella di Joe Petrosino che ha racchiuso in un libro dal titolo “L’omicidio di Joe Petrosino, misteri e rivelazioni”
La storia di Joe Petrosino è molto conosciuta e vissuta con sensibilità nella città di New York. Un agente di polizia italoamericano che nei primi anni del Novecento si contraddistinse per la sua lotta all’organizzazione di matrice mafiosa che imperava a Little Italy denominata “Mano Nera”.
Uno scenario cittadino dove dilagavano estorsioni ed omicidi a danno degli immigrati italiani i quali si trovavano a vivere in condizioni economiche precarie e quindi erano facile preda di una organizzazione criminale che oramai era diventata una emergenza sociale da risolvere al più presto.
Ecco che fu l’allora assessore alla Polizia Theodore Roosevelt – successivamente eletto Presidente degli Stati Uniti – a nominare Joe Petrosino al vertice di una squadra di poliziotti con l’arduo scopo di debellare la diffusa illegalità dove trovava man forte l’organizzazione mafiosa.
Un uomo a totale servizio della Stato che con il suo grande fiuto investigativo e i suoi metodi operativi, forse poco ortodossi ma efficaci, riuscì ad imprimere duri colpi alla Mano Nera americana. Sapeva però che, per estirparla, bisognava indagare sui rapporti che intercorrevano tra essa e l’Italia, paese in cui era nato.
È per questo nobile motivo che Joe Petrosino, una volta promosso tenente del New York Police Department, decise di scendere in Sicilia per una missione che nessuno avrebbe dovuto conoscere ma che invece fu nota a coloro che, approfittando del suo arrivo, gli tesero un agguato mortale nella frequentata piazza Marina di Palermo.
Trattasi di fatti che la scrittrice siciliana Annamaria Corradini cerca di spiegare rispondendo ad alcune domande poste da “La Voce”:
– Dott.ssa Corradini, lei negli anni ha avuto modo di scrivere diverse monografie. Com’è nato il suo interesse per la storia di Joe Petrosino?
– L’interesse per tale storia è stato casuale in quanto faceva parte del lavoro che svolgevo come responsabile dell’Archivio Storico presso la Provincia di Palermo. Su incarico dell’amministrazione provinciale ho effettuato una minuziosa ricerca di fonti presso tale archivio e, tra i tanti faldoni di carta, ho trovato anche l’intero dossier riguardante l’inchiesta sulla uccisione di Joe Petrosino. Da qui è partito il mio lavoro da cui sono nate due edizioni, l’ultima della quale a completamento della prima. Si tratta di un libro d’inchiesta che si fonda esclusivamente su atti processuali e articoli di stampa di quel periodo”.
– In un tratto del libro si focalizza l’attenzione sul viaggio di Joe Petrosino a Palermo. Cosa voleva scoprire l’agente italo-americano nel capoluogo siciliano?
– Voleva scoprire ufficialmente i legami che intercorrevano tra la Mano Nera americana e la mafia siciliana, con la particolarità che Joe Petrosino portò avanti tale missione in Sicilia con piena autonomia e con la massima segretezza, tanto da rifiutare l’aiuto degli inquirenti e delle forze di polizia del capoluogo siciliano. Dietro questa sua diffidenza si celava naturalmente il timore di eventuali accordi segreti tra pezzi deviati dello Stato e la criminalità, accordi che avrebbero potuto intralciare la sua missione. Nonostante ciò, Joe Petrosino fu vittima di una trappola omicida di cui si conosce l’esecutore materiale ma non il mandante. Una fuga di notizie circa la sua venuta a Palermo che pone ancora oggi degli interrogativi.
– Si legge testualmente nel suo libro: “Un omicidio organizzato in America ed eseguito a Palermo”? Qualcuno potrebbe facilmente obiettare: com’è possibile che un uomo scaltro ed esperto come Joe Petrosino sia caduto in una trappola omicida, costituita dalla sua venuta a Palermo?
– Joe Petrosino doveva necessariamente fidarsi di qualche suo stretto collaboratore da cui è stato, a rigor di logica, tradito. Vi sono diversi elementi fattuali che depongono in tal senso. Occorre sottolineare che Joe Petrosino era disarmato la sera in cui fu ucciso, a riprova del fatto che si trovava con persone di cui poteva fidarsi. La sua arma fu ritrovata nella stanza in cui alloggiava. Sebbene sia ormai provato che l’omicidio fu organizzato a Palermo dal boss Cascio Ferro, rimangono perplessità su come l’organizzazione mafiosa sia venuta in possesso di preziose informazioni, degne di segreto investigativo, che riguardavano gli ultimi spostamenti in Italia del poliziotto italoamericano.
– Non vede delle similitudini con le storie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? Corsi e ricorsi storici? Nulla è cambiato rispetto a prima?
– Si, vi sono delle similitudini che appaiono ancor più visibili se teniamo conto dell’attuale inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia la quale deve trovare ancora una sua conclusione. Anche se va evidenziato che il sistema di informazioni e di contatti di allora, ossia agli inizi del novecento, era ben diverso da quello attuale, tale da richiedere un piano operativo omicida organizzato nei minimi dettagli.
– Con lo sguardo di una scrittrice da inchiesta, come vede oggi il fenomeno mafioso? Possiamo parlare di un fenomeno che da sempre, e forse ancora oggi, opera su di un contesto internazionale?
– Si, il fenomeno mafioso opera oramai su una dimensione internazionale, tanto da essere un organizzazione che travalica facilmente i confini nazionali al solo scopo di fare soldi. Non per altro, grazie a questa sua impronta internazionale l’organizzazione mafiosa vanta un patrimonio alquanto rilevante. Pertanto, ritengo che altrettanto connotata da internazionalità deve essere la risposta per fronteggiare questa organizzazione. É necessario costruire un coordinamento tra gli organi investigativi delle nazioni interessate.

(Gero Salamone/Voce)

L’appassionante libro di Annamaria Corradini può essere acquistato online attraverso il sito della scrittrice:

http://www.annamariacorradini.it/en/prodotto/the-murder-of-joe-petrosino-mysteries-and-revelations/

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