S’inasprisce la campagna elettorale. Il bolívar soccombe alla speculazione

BOLIVARES SALARIOS

Rabbia, indignazione. Un forte sentimento di frustrazione. Il vile assassinato del connazionale Giuseppe Di Giulio, freddato a colpi di pistola davanti alla moglie e al figlio, ripropone con sconvolgente drammaticità il tema dell’“emergenza criminalità”. Il Di Giulio, stando alla versione fornita dalle autorità di polizia, si sarebbe oppostoa un sequestro.

Oggi non vi è connazionale che non abbia avuto un parente o un amico sequestrato. Sono segreti che vanno di bocca in bocca. Se nemormora.Si moltiplicano le indiscrezioni di fronte al silenzio delle vittime che non desiderano parlare, che vogliono semplicemente dimenticare. Dopo il sequestro resta la paura. C’è sempre il timore di essere di nuovo vittima dei delinquenti. Esi analizzala possibilità di cominciare di nuovo all’estero. Insomma, di emigrare in Paesi in cui si possa uscire a sera a fare due passi, a mangiare un gelato, a sedersi con gli amici al tavolinetto di un bar.

Qual è il numero dei sequestri dall’inizio dell’anno? Quanti sono stati il mese scorso o nell’ultima settimana? Non si sa. La polizia non rende note le statistiche. Forse non ne ha. Comunque ha avuto l’ordine tassativo di non renderle pubbliche. E allora il sequestro diventa notizia solo se la vittima reagisce, se riesce ad evitare di cadere in mano dei delinquenti o se questi la uccidono.

Dopo ogni weekend i giornali pubblicano il loro bollettino di guerra. I giornalisti si appostano fuori dagli obitori e, in mancanza d’altro,stilano la somma delle carrozze funebri che entrano ed escono, delle famiglie disperate che attendono gli sia restituito il corpo della persona amata.

La criminalità dilaga. Sono sempre piùfrequenti gli omicidi; sempre più i sequestri “express”. In tanti di questi, le vittime sono connazionali. Le azioni di contrasto della polizia risultanopressoché inutili. E la politica guarda altrove; si prepara al prossimo appuntamento elettorale. C’è chi lo fa con la speranza del trionfo e chi con il timore della sconfitta.

Non si sa ancora la data precisa delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento. Si presume che queste saranno indette non oltre la prima settimana di dicembre. Non si capisce perché il Consiglio Nazionale Elettorale tardi tanto nel prendere una decisione, nonostante le proteste dei leader dell’Opposizione e la rissa di speculazioni. Anche così, la campagna elettorale è in pratica già iniziata. Dài primi passi l’Opposizione, che dopo le primarie ha già i suoi aspiranti; e ancheil partito di governo che, pur non avendo ancora realizzato le primarie, non vuole cedere troppo terreno agli avversari.

Nell’ultima settimana, il dibattito politico ha avuto per protagonisti il presidente dell’Assemblea Nazionale, DiosdadoCabello, e l’ex sindaco di San Cristòbal, Daniel Ceballos. Il presidente del Parlamento ha reagito con veemenza alle accuse di corruzione mosse da alcuni quotidiani americani. Denunce che hanno immediatamente suscitato la solidarietà del presidente della Repubblica, NicolàsMaduro; dei ministri; dei parlamentari e dei maggiori esponenti del “chavismo”. Non poteva essere altrimenti.

Anche il trasferimento dell’ex Sindaco di San Cristobal, Daniel Ceballos, dal carcere militare di Ramo Verde a quellodello Stato Guarico, è stato al centro del dibattito. La reclusione di un politico in un carcere destinato a delinquenti comuni tra i più pericolosi del Paese, èsenza dubbio una decisione che contrasta con la risoluzione della Commissione Interamericana dei Diritti Umani che ha chiesto protezione per l’ex sindaco durante la sua permanenza in carcere. Si attende, ora, che anche il leader di “VoluntadPopular”, Leopoldo Lòpez, sia trasferito in un altro centro di reclusione.
Se la politica è in fibrillazione, l’economia è sotto pressione. Il tasso di svalutazione del bolìvar nelle ultime settimane è inquietante. A gennaio il dollaro, nel “mercato nero”, era quotato 170 bolìvares. Alla fine della prima quindicina di maggio, aveva sfondato il tetto dei 300 bolìvares. E venerdì scorso ha superato la soglia dei 400bolìvares.

Il costo del dollaro nel “mercato nero”, oggi, si calcola prendendo come riferimento le case di cambio della vicina Cucuta. E’ determinato, quindi, da un numero assai ridotto di “clienti” che acquistano i dollari per comprare in Venezuela alimenti, medicina e benzina che poi vendono in Colombia. In altre parole, il valore della moneta nordamericana è determinato dal volume del contrabbando dei prodotti dal Venezuela alla Colombia. Ma non vi sono altri punti di riferimento.
Si stima che la svalutazione del bolìvar sarà progressiva. E c’è già chi si azzarda a pronosticare un dollaro attorno ai mille bolìvaresper la fine dell’anno. La previsione si fonda sulla massa di denaro “nuovo”, di carta-moneta stampata dalla Banca Centrale del Venezuela e immessanel torrente monetario del Paese.

Stando all’analisi delle statistiche ufficiali, realizzate da economisti ed esperti in materia, a marzo il Governo, per finanziare la spesa, avrebbe immessonel mercato 935mila 351 milioni di bolìvares. E, stando alle previsioni, l’amministrazione del presidente Maduroinsisterànella sua politica espansiva.
La massa monetaria crea pressioni sui prezzi dei beni e servizi. E poiché la domanda supera abbondantemente l’offerta, aumentano i prezzi. E’ una legge dell’economia che si traduce nell’alto costo della vita; in una spirale inflazionaria che si retro-alimenta e che minaccia il valore della nostra moneta, ogni giorno più debole e vittima delle speculazioni. Insomma, l’inflazione sta uccidendo il bolìvar.

(Mauro Bafile/Voce)