Record di culle vuote in Germania, sprofonda la natività

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BERLINO.- Culle vuote in Germania, a dispetto di vicende stravaganti come quella della super mamma di 65 anni. La locomotiva d’Europa è ormai il Paese con la più bassa natalità al mondo, come emerge da uno studio della società di revisione dei conti Bdo e dell’Istituto economico mondiale Hwwi di Amburgo, secondo cui negli ultimi cinque anni il tasso di nascite fra i tedeschi è sceso in media a 8,3 nuovi nati ogni mille abitanti: persino sotto il valore fatto registrare in Giappone, finora fanalino di coda del pianeta, attestato adesso a 8,4 bambini per mille abitanti.

Tra i Paesi Ue, solo il Portogallo (8,9 per mille) e l’Italia (9,2 per mille) hanno valori vicini e dunque non stanno molto meglio. La scarsa natalità non è in effetti una buona notizia, neppure per l’economia: i cittadini tra i 20 e i 65 anni diminuiranno entro il 2030 dall’attuali 61% al 54% della popolazione, creando sensibili svantaggi per lo sviluppo economico della Germania, ha messo in guardia il professor Henning Voepel, a capo dell’Hwwi.

”In nessun altro Paese industrializzato il trend sta peggiorando in questa misura, nonostante l’arrivo di giovani lavoratori migranti”, ha poi avvertito. Anche il confronto con altre grandi economie europee appare preoccupante: Francia e Gran Bretagna, per esempio, hanno fatto registrare nello stesso periodo mediamente 12,7 neonati per mille abitanti.

Il governo tedesco è consapevole dei rischi, tanto che dal 2012 organizza un vertice annuale sulla demografia: ”La riduzione di sei milioni di persone in età da lavoro entro il 2030 – aveva considerato Merkel nel suo discorso al summit del 2013 – ci deve far aprire in direzione dell’immigrazione” di lavoratori qualificati.

Stando ai dati dell’Ufficio di statistica federale (Destatis) è dal 2005 che il tasso di natalità oscilla intorno agli 8,3 nuovi nati per mille abitanti. Ma il dato che forse desta più allarme è il saldo negativo rispetto ai decessi, che a eccezione di qualche oscillazione, dal 2004 è sempre cresciuto, per arrivare a -221mila nel 2013.

Solo l’aumento sensibile di immigrati (nel 2013 con un saldo positivo rispetto alle emigrazioni di oltre 420mila persone) è riuscito finora a compensare il calo delle nascite. Per il presidente di Bdo ”l’immigrazione di giovani lavoratori appare in questo scenario uno strumento irrinunciabile di stabilizzazione”, come anche il rafforzamento dell’occupazione femminile. Ma la sfida appare difficile.

(di Matteo Alviti) (ANSA)

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