Il governo Renzi preso nella tenaglia emergenza immigrati e mafia capitale

Migranti in fila per la distribuzione del cibo all'esterno del centro policulturale Baobab di via Cupa, non lontano dalla stazione Tiburtina

ROMA. – La morsa dell’emergenza immigrati e dell’inchiesta mafia capitale stringe le sue tenaglie attorno al governo Renzi che, a fatica, cerca una via d’uscita dall’impasse in cui si trova la maggioranza mentre risulta sempre meno agevole la ricerca di una sponda che arrivi dall’Europa.

Il premier cerca di volare alto, invita a non cadere nel tranello di quanti “abbaiano alla luna, vivono sulle paure e pensano che l’unica dimensione sia chiudersi a chiave in casa”. Ma l’aggressione al capotreno a colpi di machete, unita all’emergenza dei profughi accampati nella stazione centrale di Milano e di quelli romani, sgomberati ma riapparsi in zona Verano, offre il destro all’opposizione per prendere di mira l’esecutivo.

E se Matteo Salvini da fuoco alle polveri, Silvio Berlusconi si vede costretto a rincorrerlo sullo stesso terreno, invocando l’invio dell’esercito al fianco delle forze dell’ordine. Il cerchio si stringe con i governatori delle regioni del Nord che si ribellano, da Zaia a Toti, che scrivono ai prefetti per bloccare le assegnazioni di immigrati, fino a Maroni che promette ‘premi’ ai comuni che rifiutano l’accoglienza dei migranti.

E con i 5 Stelle che già si vedono proiettati al governo e promettono la linea dura con l’Europa, fino al blocco delle risorse italiane. L’opposizione, insomma, marcia compatta con l’obiettivo di indebolire l’esecutivo (non a caso Salvini fa propaganda ai ballottaggi invitando gli elettori a votare contro il governo nazionale) prendendo di mira anche l’operato del ministro dell’Interno.

Angelino Alfano, fiaccato a sua volta dai casi Azzollini e Castiglione, dà mostra di compattezza: “le difficoltà contingenti possono far serrare le file della maggioranza” avverte. Potrebbe non avere torto se si osserva l’improvviso silenzio che arriva dal fronte della minoranza Pd, fatta eccezione per Stefano Fassina. Il quale critica l’atteggiamento “incomprensibile” del governo sulla questione della giunta capitolina con un intento che, tuttavia, sembra invocare chiarezza soprattutto per sminare il pericolo di un commissariamento.

Comunque le indiscrezioni sul commissariamento del Giubileo rendono plasticamente la mancanza di una direzione di marcia. Renzi invita a portare avanti “una lotta senza quartiere alla corruzione e alle inefficienze burocratiche” e “contemporaneamente offrire una prospettiva”. Ma quella, al momento, sembra ancora da costruire rendendo sempre più ballerina la tenuta di Ignazio Marino. Il premier cerca quindi di spostare l’attenzione sul capitolo delle riforme.

La settimana prossima promette di volersi occupare dei decreti attuativi della delega fiscale, dove potrebbero esserci novità di rilievo, e poi di andare avanti “a spron battuto” sulla pubblica amministrazione, sulla giustizia civile, sulla scuola, la cultura e l’istruzione. Basterà a spegnere i fuochi?

Difficile, considerato che martedì si riuniranno i ministri Affari interni europei proprio per riesaminare la questione immigrazione. Con un documento della presidenza del consiglio Ue che invita gli Stati a presentare nuove proposte sul ricollocamento, in cerca di nuovi scenari, viste le resistenze ed i dubbi sollevati da molti Stati rispetto alla proposta della Commissione europea di una ripartizione obbligatoria.

(di Francesca Chiri/ANSA)

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