Iran: femminista Sherkat, convivenza rischiosa per le donne

iran

TEHERAN. – “Visto che le convivenze non sono registrate, mettono a rischio i diritti delle donne nella società iraniana”. A dirlo è la ‘storica’ femminista Shahla Sherkat, il cui periodico ‘Zan-e Emrouz’ (‘Donne di oggi’) è stato chiuso nell’aprile scorso proprio perchè parlava di questo fenomeno sempre più diffuso in Iran, soprattutto tra i giovani delle città. Chiuso anche se sosteneva che, a essere danneggiate, sono soprattutto le donne, private delle tutele che il codice civile, pur discriminatorio per vari aspetti, garantisce loro con il contratto matrimoniale.

Parlando con l’Ansa l’attivista sottolinea che ciò accade mentre le autorità ed i media discutono apertamente del fenomemo. Tuttavia “in un’intervista pubblicata dalla nostra rivista – osserva – è stato messo in evidenza che non dovremmo contrapporci a questi giovani, perché si è verificato che queste contrapposizioni non abbiano portato alcun risultato”. Che il fenomeno dei matrimoni mancati preoccupi le autorità, è dimostrato anche da recenti e contestati provvedimenti che ostacolano il controllo delle nascite (anche per aver fatto la caricatura dei parlamentari che lavoravano su questo tema è stata nei giorni scorsi condannata ad oltre 12 anni di prigione la giovane artista Athena Farghadani).

E le statistiche confermano i cambiamenti in atto nella società iraniania. L’età media del matrimonio è aumentata di cinque anni, la maggior parte dei ‘single’ ha tra i 18 e i 35 anni, il tasso di natalità è sceso ad 1,8 figli per donna e si teme una “crescita zero” della popolazione nel giro di 36 anni, a meno che l’età media degli sposi non scenda di due anni. A ciò si aggiunge la crescita dei divorzi (+5,5% al marzo 2015 rispetto ai 12 mesi precedenti).

Ma per risolvere il problema le costrizioni non servono, dice la femminista. “Anche in Iran, come altrove, sta aumentando l’età media della popolazione – osserva Sherkat – ma le misure per contrastare il fenomeno sono incentivi e sussidi alla maternità. L’ostacolo maggiore (a fare bambini) nasce da problemi economici e disoccupazione”. Nel frattempo c’è ancora molto da fare per i diritti delle donne in Iran, ma dal punto di vista normativo la situazione è in chiaroscuro.

“In Iran la cultura è molto più avanti delle leggi” dice ancora Shahla Sherkat, evidenziando il clima migliore creato dall’attuale governo del moderato Rohani e ricordando i progressi compiuti durante il governo del riformista Khatami. Grazie soprattutto alle deputate, rileva, è naufragato il piano che avrebbe voluto permettere agli uomini di avere una seconda moglie senza il consenso della prima e con il solo permesso del giudice.

“Le donne comunque – sottolinea – dovrebbero impegnarsi per il ripristino dei loro diritti, e dovrebbero conoscere le leggi in vigore, che in parte le sostengono. Per esempio, le donne che subiscono violenza in casa possono denunciare il marito, ma talvolta sopportano finchè non ottengono il divorzio. Inoltre, in base alla legge, crescere i figli e fare i lavori domestici non sono un dovere delle sole donne, ma molte accettano di farsene carico da sole”.

In Iran dunque il ruolo del femminismo è tutt’altro che tramontato. Considerato un fenomeno occidentale dai conservatori ma declinato in modo diverso a seconda dei Paesi – conclude Sherkat – “è in realtà il tentativo di eliminare l’ingiustizia e la discriminazione, ma non è accettato da chi non lo conosce ed è usato come un’etichetta contro le attiviste del Paese”.

(di Luciana Borsatti e Mojgan Ahmandvand/ANSA)