La Grecia al bivio, i mercati con il fiato sospeso

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MILANO. – La crisi greca è arrivata a un bivio. O Atene troverà un accordo con i suoi creditori o porterà l’Europa in quelle “acque inesplorate” evocate dal presidente della Bce, Mario Draghi, le cui correnti potrebbero trascinare la Grecia verso il default e l’uscita dall’euro, con effetti economici e conseguenze politiche difficilmente prevedibili, ma certamente non piacevoli, per l’intera Eurozona.

Gli occhi di tutti gli investitori sono puntati sull’Eurogruppo e l’Eurosummit, le riunioni dei ministri delle Finanze e dei capi di Stato dell’Eurozona, in cui, a partire dalle 12, si discuterà delle misure proposte da Atene per sbloccare nuovi aiuti e scongiurare così il default, in arrivo insieme agli 1,6 miliardi di euro di prestiti dovuti all’Fmi in scadenza a fine giugno.

E a ogni ‘stormir di fronde’ da Bruxelles potrebbero seguire forti oscillazioni sui mercati e sull’euro, di segno positivo se si arriverà a un accordo o negativo in caso di rottura. Dai massimi di metà aprile, raggiunti sulla spinta del Qe della Bce, i listini europei hanno già perso circa 600 miliardi di euro di capitalizzazione, equivalenti alla flessione del 6,88% registrata dall’indice paneuropeo Dj Stoxx 600. Mentre i titoli di Stato, nonostante l’ombrello aperto dalla Bce, hanno visto i loro rendimenti riprendere a salire.

“I paesi dell’area dell’euro con merito di credito più basso”, ha sottolineato la Bce nell’ultimo bollettino economico, hanno visto crescere lo spread sulla Germania a causa “soprattutto dalle incertezze che circondano l’accesso ai finanziamenti della Grecia”, con un aumento “di circa 40 punti base in Spagna e Italia e di circa 60 punti base in Portogallo”.

Le preoccupazioni su Atene hanno per ora solo eroso i guadagni messi a segno dalle borse nel 2015, ancora ampiamente in territorio positivo con Milano maglia rosa (+19,4) davanti a Parigi e Francoforte (+12%). E anche lo spread con il bund, nonostante le recenti tensioni, resta attorno a 150 punti base sia per i btp che per i bonos, con rendimenti inferiori al 2,3%.

Discorso diverso per la Grecia, dove la borsa di Atene ha perso il 17% da inizio anno e l’accesso al mercato è precluso al governo da rendimenti che raggiungono il 27,5% per le scadenze a due anni e il 12,1% per quelle a dieci anni. Senza considerare la crisi di liquidità del sistema bancario, mantenuto in vita dai prestiti d’emergenza della Bce.

Ma se lo spettro della Grexit dovesse materializzarsi, mettendo in discussione il dogma dell’irreversibilità dell’euro, anche per l’Europa le conseguenze sarebbero dolorose.

(di Paolo Algisi/ANSA)