Grecia: il no tedesco, la Bundestag frena Merkel

Pubblicato il 01 luglio 2015 da redazione

Greek PM Tsipras in Berlin

BERLINO. – Quando i “no” della donna più potente del mondo suonano troppo forti, come l’ultimo detto ad Alexis Tsipras, che in queste ore vorrebbe tornare al negoziato negato da Angela Merkel, bisogna ricordarsi una cosa: in Germania non si muove un passo, senza l’approvazione del Bundestag. E la cornice normativa di riferimento, scaduto il secondo programma, cambia il quadro delle condizioni interne ed esterne. Complicando il gioco per tutti.

Questa donna, sia pur potentissima, deve innazitutto costruire il consenso politico a casa – a partire ovviamente dai suoi, i falchi dell’Unione – prima di sporgersi. E anche dopo, i negoziati, se al tavolo dovesse sedere ancora Tsipras, non sarebbero facili: le condizioni saranno più dure. Per questo motivo un accordo, prima del referendum, non si può più ottenere, dal punto di vista della cancelliera. E il governo tedesco è rimasto spiazzato dalle pressioni di Hollande, che ha chiesto invece che l’intesa si trovi “subito”. Salvo poi le parole con cui si è tentato di ridimensionare il contrasto di posizioni chiaramente stridenti: “Non c’è disaccordo sul fatto che a un certo punto si ricomincerà a colloquiare”, ha detto in merito la Bundeskanzlerin, in conferenza con Matteo Renzi. Che anche su questo punto si è abilmente allineato.

L’Eurogruppo non è stato ‘voluto’ dalla Germania. E la cancelliera, che ha preso la parola in Parlamento, è stata più netta del solito: “Non è un buon europeo quello che cerca una soluzione ad ogni costo”, ha detto, chiarendo che a questo punto “si aspetta il referendum”. “L’Europa è forte”, si può fare con “calma”.

Merkel è in difficoltà nell’Unione (Cdu-Csu): a febbraio molti conservatori le avevano comunicato che avrebbero votato per l’ultima volta a favore di Atene, nonostante le riserve su Syriza. E adesso, con la fine del secondo programma, per negoziare con l’Esm gli eventuali aiuti di un terzo, la cancelliera deve ottenere un’autorizzazione preliminare da queli stessi, nel Parlamento. Deve quindi mostrare “carte credibili”, spiega all’Ansa una fonte tedesca vicina alle trattative.

“Non si può andare a negoziare qualcosa, che lunedì potrebbe non avere alcun valore”. Inoltre la cornice di regole cui si farà riferimento è completamente diversa. Berlino aveva fatto pressione su Tsipras anche con l’argomento che le condizioni del secondo programma fossero “le migliori possibili”. “Con l’ESM, il quadro normativo è più complicato e le condizioni diventano molto più dure”. Partendo da questa convinzione è chiaro che a Berlino si è ancora molto sorpresi di come Tsipras abbia fatto scadere il programma. E c’è la speranza che cada.

In questo scenario, Sigmar Gabriel (Spd) è con Merkel, ma non tutti lo sono. Gregor Gysi (Sinistra) le ha rinfacciato una “responsabilità storica”. “Salvi Atene! Sarà ricordata come la salvatrice o come il leader che ha distrutto l’euro”. Anche Spiegel l’ha attaccata con un articolo titolato “Il paradiso dell’autocompiacimento”. “Con Merkel ci siamo arredati uno degli appartamenti più lussuosi della casa eutropea, e ahimè, qualcuno bussa alla porta chiede 20 euro per due uova e della farina. No questa casa non cadrà così velocemente. Ma chi vuole viverci?”.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)

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