Terrorismo: Ue dichiara guerra a reclutatori sul web

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BRUXELLES. – L’Europa dichiara guerra all’Isis sul web. A sferrare l’offensiva è la nuova task force di Europol, da oggi sulle tracce degli estremisti impegnati nel reclutamento online di combattenti e ‘spose della jihad’ da inviare in Siria e Iraq. L’obiettivo “non è solo il monitoraggio per la rimozione dei contenuti, ma smantellare il sistema, cercando di individuare i leader, gli strateghi del cerchio più ristretto”, spiega il direttore di Europol Rob Wainwright.

E per questo sono state messe in campo collaborazioni con i colossi di Internet e le intelligence dei Paesi Ue. Del resto, “è ormai provato che il maggior numero di radicalizzazioni, avvenga sui social media”. La decisione di diventare un ‘foreign fighter’ può richiedere “solo due settimane e avvenire in completa solitudine”, secondo il coordinatore antiterrorismo Gilles De Kerchove. “I messaggi diffusi sono quelli di un’organizzazione di successo. Perché – aggiunge – sanno bene come giocare con i sentimenti. Sono abili nel creare pull factor”.

Il nucleo di Europol è una delle risposte dell’Agenda europea sulla sicurezza dopo la carneficina a Charlie Hebdo, evidenzia il commissario agli Affari interni Dimitris Avramopoulos e gli attentati “dei giorni scorsi in Tunisia, Francia e Kuwait non fanno altro che sottolinearne la necessità e l’urgenza”. La task force conta su quindici esperti, ma il numero è destinato ad aumentare nei prossimi sei-dodici mesi, con l’entrata a pieno regime. Wainwright invita comunque a non “lasciarsi ingannare” dalle cifre, perché l’unità sarà una delle risorse al centro di un network molto più ampio a cui prendono parte autorità di polizia di tutti gli Stati membri ed un gruppo di tecnici e analisti messi a disposizione dai ‘big’ dell’online.

Inoltre non è escluso che anche la Turchia possa collaborarvi. “Lo abbiamo proposto al governo di Ankara”, che ha dimostrato interessamento, “ma questo non significa che abbiano detto sì”, dice De Kerchove. La nuova iniziativa Ue si ispira, e riserva un ruolo leader, al nucleo speciale di Scotland Yard, un’esperienza già in piedi da tempo e che in tre anni è riuscita ad individuare e far oscurare almeno 60mila account jihadisti. E la mole di lavoro che attende la task force Ue è enorme.

Uno studio focalizzato su Twitter e pubblicato dall’autorevole think tank Brookings Institution, stima che nel 2014 siano stati tra i 45 ed i 50mila gli account utilizzati dai sostenitori dell’Isis, per reclutare e diffondere i messaggi dell’organizzazione, con un flusso di 100mila tweet al giorno, in varie lingue.

Proprio contro Twitter punta il dito l’americano Mark Wallace, ex ambasciatore Usa presso l’Onu ora alla guida di Progetto antiterrorismo: “Di tutti i social media con cui abbiamo a che fare” negli Stati Uniti, è il meno collaborativo. Ci ignora. Serve una campagna per spronarli a fare molto di più”.

(di Patrizia Antonini/ANSA)

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