Terrorismo in Italia: Fatima, ammazziamo per Stato Islamico

Pubblicato il 01 luglio 2015 da redazione

fatima

MILANO. – Tra teste “mozzate” e “lapidazioni” Maria Giulia Sergio, la prima foreign fighter italiana al centro dell’inchiesta milanese che ha portato in carcere, tra gli altri, suo padre, sua madre e sua sorella, si è addestrata per mesi per combattere a fianco delle milizie del sedicente Stato Islamico in Siria, dove si trova tuttora.

E dalla carte dell’indagine, oltre all’arruolamento da parte degli uomini e dalle donne dell’Isis in diversi Paesi, anche europei, emerge il fine ultimo della “jihad” e proprio dalle parole intercettate della 27enne, nata in Campania e che ha vissuto nel Milanese: “Noi qui stiamo ammazzando i miscredenti per poter allargare lo Stato Islamico”. Tanto che, come si legge nell’ordinanza firmata dal gip Ambrogio Moccia su richiesta del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e del pm Paola Pirotta, la ragazza, detta Fatima dopo la conversione all’Islam e in Siria da settembre assieme al marito albanese “mujaheddin” (dopo l’addestramento in Iraq), Aldo ‘Said’ Kobuzi, nelle scorse settimane via Skype incitava “tutto il suo nucleo familiare” a seguire il messaggio del “califfo Abubakr Al Baghdadi”.

Per lei, come per il leader dell’Isis, infatti, il “musulmano che non può raggiungere lo Stato Islamico è chiamato a compiere obbligatoriamente il jihad nel luogo in cui si trova, e il jihad consiste nell’uccidere i miscredenti”. Nella conversazione, intercettata dagli agenti della Digos, la sorella di Maria Giulia, Marianna, arrestata oggi ad Inzago (Milano) assieme al padre e alla madre, tutti in procinto di partire per la Siria, le chiede: “Ed il jihad qui in cosa consiste?”.

E Fatima, che era anche pronta al “martirio”, risponde: “Il jihad nel daarakufr (terra della miscredenza)? Uccidere i miscredenti!!”. Per questo esulta dopo la strage di Charlie Hebdo del 7 gennaio scorso: “Hanno preso in giro il Profeta (…), loro (i terroristi, ndr) hanno esattamente obbedito all’ordine dell’emiro dei credenti (…) considera il loro atto lecito”. Nelle carte, inoltre, sono evidenziati i rapporti tra i due nuclei familiari, quello di Maria Giulia e quello di Aldo (sposati con un “matrimonio combinato), con arruolatori e reclutatori dell’Isis, tra cui il turco Ahmed Abu Alharith “coordinatore dell’arrivo dei foreign fighters in Siria”, un libico “coordinatore dell’invio dei combattenti” e Abu Sawarin “responsabile dei ‘francesi’ in arrivo nel territorio dello stato islamico”.

Gli investigatori, analizzando i tabulati di un arruolatore, hanno avuto in mano una mappa “della provenienza degli aspiranti combattenti”: Afghanistan, Algeria, Marocco, Arabia Saudita, Georgia, Libia, Libano, Francia, Oman, Svezia, Iraq, Svizzera e San Marino. L’opera di “convincimento” da parte dei combattenti sui loro familiari, poi, come scrivono i pm, non è prerogativa solo di Fatima, ma di tutti i terroristi in Siria.

E così mentre Marianna Sergio in Italia avrebbe cercato di “arruolare” anche una cittadina ucraina, Maria Giulia sarebbe stata a suo tempo già “indottrinata” da Haik Bushra, cittadina canadese (destinataria dell’ordinanza ma latitante) che in una “lezione” aveva parlato della “giusta punizione” per il pilota giordano arso vivo nei mesi scorsi. Già lo scorso febbraio, come emerge dai suoi racconti intercettati, Fatima stava “imparando a sparare” con il kalashnikov e voleva “inviare un video alla famiglia dell’ impresa, ma Said glielo ha impedito per evitare i rischi di intercettazioni”.

E Donika Coku, madre di Aldo e anche lei destinataria dell’ordinanza e latitante in Siria, diceva: “Mi trema il corpo perché hanno tagliato la testa a due kosovari”. Poi anche il racconto da parte di un’altra indagata della lapidazione a cui avrebbe partecipato il marito di Fatima: “Ha detto Said che un giorno avevano ammazzato un ragazzo perché aveva fatto ‘zina’ con una donna (…), l’hanno picchiato con i sassi (…) fin quando è morto”. D’altronde, spiegava Fatima, “se voi qui vedete i mujaheddin cosa fanno per amore di Allah (…) lasciano case, soldi, mogli, figli, lasciano tutto e vengono qui, vanno a combattere (…) mujaheddin che hanno 15/16 anni che ammazzano 50 miscredenti, Dio è grande”. Per Maria ‘Fatima’, in poche parole, gli uomini che combattono in Siria “per Allah” sono “bellissimi, fortissimi, intelligenti”.

(di Igor Greganti e Francesca Brunati/ANSA)

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