Grecia paralizzata, molti turisti cancellano le prenotazioni

Greece Bailout

ATENE. – La comitiva di turisti nordeuropei che attraversa in bicicletta i Giardini Nazionali accanto al parlamento greco si ferma di botto, sentendo che dalla strada accanto al parco arrivano slogan rabbiosi. “Ma c’è una rivolta in corso?”, chiede uno di loro, molto preoccupato. “No, è il modo dei greci di manifestare”, lo tranquillizza un compagno di pedalata che vive ad Atene. La manifestazione è della sinistra antagonista della coalizione Antarsya, qualche centinaio di dimostranti, che urlano per il ‘No’ al referendum sotto al ministero delle Finanze.

Poco più tardi, alcune centinaia di militanti di Syriza passano vocianti per la commerciale via Ermou, scandendo slogan e distribuendo volantini ai passanti. In serata il movimento socialdemocratico Kidiso dell’ex premier George Papandreou scende in piazza davanti al municipio di Atene. Loro sono per il ‘Sì’.

Questa è Atene oggi, a tre giorni dal referendum, alla vigilia delle due manifestazioni principali e contemporanee del fronte del ‘Sì’ e del ‘No’ nel centro della capitale, una nello stadio che ospitò le prime Olimpiadi dell’era moderna, il Kallimarmaro, l’altra nella tradizionale piazza Syntagma. Capitale di un Paese di fatto paralizzato non solo dall’attesa spasmodica per il voto, ma anche e soprattutto dal blocco delle attività bancarie (che forse domani si allenterà un po’, alcuni istituti hanno detto che apriranno per consentire alcune operazioni, anche se il limite ai prelievi resta di 60 euro e 120 ogni due giorni per i pensionati senza bancomat).

L’introduzione dei controlli sui capitali lunedì scorso sta infatti avendo un profondo impatto sull’economia e la vita della Grecia, con migliaia di persone anche oggi in fila ai bancomat e molte imprese che non sono più in grado di lavorare. Parecchie aziende, infatti, si rifiutano di accettare carte di credito in quanto i loro fornitori richiedono i pagamenti in contanti temendo gli effetti di un fallimento.

Anche le stazioni di servizio si trovano ad affrontare la mancanza di carburante – c’è stata qualche chiusura nelle isole – in quanto molti loro proprietari non sono in grado di pagare online i fornitori e gli automobilisti si affollano alle pompe per riempire di benzina i serbatoi dei loro veicoli. Per cercare di ovviare almeno a questo problema, il ministero dell’Economia, Infrastrutture, Trasporti e Turismo ha annunciato che i proprietari delle stazioni di servizio saranno in grado di effettuare transazioni online per pagare i fornitori.

E anche il turismo, settore che ha ben retto gli anni della crisi, comincia ad essere in affanno: Andreas Andreadis, presidente dell’Associazione delle imprese turistiche greche (Sete) denuncia un calo drastico nel numero delle prenotazioni, e molte cancellazioni.

Nel frattempo, la politica greca è tutto un susseguirsi di dichiarazioni per uno schieramento o l’altro, polemiche e risposte che evidenziano la divisione profonda del Paese nei turbolenti dibattiti in tv. I sondaggi – anche se poi smentiti in parte – indicano un Sì in crescita.

E il fronte del No guidato dal premier Alexis Tsipras e dal ministro delle Finanze Yanis Varoufakis (che ha detto che si dimetterà se vince il Sì), subisce alcuni colpi: tre deputati di Greci Indipendenti (Anel), il partito di destra che fa parte della coalizione di governo, hanno detto di aver cambiato idea sul referendum ed uno di loro, Costas Damavolitis, ha annunciato che voterà Sì.

Mentre 246 professori di economia di università elleniche hanno firmato un appello sempre per il Sì.

(dall’inviato Patrizio Nissirio) (ANSA)

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