L’ira di Merkel: “Tsipras manda la Grecia contro un muro”

BERLINO. – Il voto del referendum greco “va rispettato”. Ma il “no” che ha trionfato è innanzitutto un dito puntato contro di lei. E la frustrazione di Angela Merkel per gli sviluppi della crisi greca è stata evidente già qualche giorno fa nella Cdu, quando la cancelliera ha detto ai suoi di ritenere Alexis Tsipras responsabile di “una politica dura e ideologica”, per poi sbottare: “Lascia andare il paese a occhi aperti contro un muro!”.

Non è il linguaggio a cui ha abituato elettori e partner in Europa la donna più potente del mondo. Ma il risultato che si è profilato in queste ore potrebbe mettere seriamente in difficoltà la cancelliera, sempre più stretta fra il precipitare della situazione economico-finaziaria ad Atene e l’ira dei falchi che volteggiano a Berlino. Primo su tutti il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, fautore, praticamente irremovibile, della linea più intransigente. Anche il vicecancelliere Sigmar Gabriel si è mostrato allineato con un commento durissimo: “Tsipras ha distrutto l’ultimo ponte verso un compromesso fra Europa e Grecia”, ha tuonato. Salvo lasciare comunque uno spiraglio aperto per le trattative, oggi “a malapena immaginabili”.

Pubblicati i primi sondaggi sugli esiti della consultazione popolare ellenica, la Bundeskanzlerin ha annunciato di volare a Parigi per incontrare il presidente Francois Hollande. Il segnale è chiarissimo: la bilaterale franco-tedesca, nel momento più delicato della storia dell’eurozona, non avviene a Berlino. Dove si tenne invece un vertice-blitz sulla crisi greca che tante sensibilità ha irritato, appena qualche settimana fa, proprio per la centralità, anche logistica, imposta dai tedeschi. Un viaggio che, assicurano all’Ansa fonti di governo, sarebbe stato affrontato comunque dalla Merkel, anche se a vincere fosse stato il Sì.
Del resto l’annuncio è stato fatto a pochi minuti dalla chiusura dei seggi. I due leader hanno parlato al telefono, chiedendo un vertice dell’eurozona per martedì e concordando sul fatto che il voto debba essere “rispettato”. La cancelliera di ferro, che da tanto tempo detta la linea a tutta l’Europa, deve fare squadra il più possibile in questo momento con il resto dell’eurozona. In tempi in cui a prevalere dovrà essere una visione d’insieme, nel continente attraversato da fratture gravissime ed esposto a minacce di diversa matrice – dal terrorismo dell’Isis al rinnovarsi di scenari da guerra fredda con Vladimir Putin – scalpitano i conservatori in ‘casa’.

Se il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha messo in guardia il suo gabinetto, mercoledì scorso, affermando che un’uscita di Atene dall’euro provocherebbe il calo degli utili della banca centrale, con buchi di bilancio per lo Stato nei prossimi anni, il coordinatore finanziario dell’Unione (Cdu-Csu) Hans Michelbach ha chiesto alla Bce uno stop immediato dei crediti di emergenza ad Atene. Alla luce della vittoria dei no al referendum, ha sostenuto, “non ci sono più le basi per trattare con questo governo greco per tentare di trovare una soluzione”.

Per il vicecapogruppo dell’Unione Michael Fuchs, il risultato è catastrofico e un Grexit è sempre più probabile. Mentre i populisti della Csu bavarese hanno accusato Tsipras di essere un ricattatore, arrivando ad augurare “buona notte alla Grecia!”. Tace, per ora, il potente ministro Schaeuble: sarà comunque lui l’osso più duro per Frau Merkel. Già nelle scorse settimane, di fronte all’ammorbidirsi della linea della cancelleria, erano circolate indiscrezioni su sue presunte dimissioni. Un’ipotesi che si realizzasse metterebbe pericolosamente a rischio il consenso interno della cancelliera.

Anche alla sua sinistra d’altra parte Merkel vede crescere le preoccupazioni dei socialdemocratici. Frank Walter Steinmeier ha messo in guardia da una ‘Grexit’, ma il partito mette in dubbio la possibilità di un compromesso: “Non so come potremo trovare un terreno comune”, ha commentato Carsten Schneider, vicecapogrupopo parlamentare. Sigmar Gabriel ha fatto capire che adesso la palla è nel campo di Atene, il che vuol dire che ritiene scontata una riapertura dei negoziati. Per sentire cosa ne pensi lei, la cancelliera ‘sfidata’ dai greci, bisognerà aspettare domani.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)