Spettro Grexit: gli investitori temono il caos, giù l’euro

MILANO. – Scatta l’allarme rosso sui mercati. Con la vittoria del ‘no’ al referendum greco, lo spettro della Grexit – l’uscita della Grecia dall’Eurozona – diventa opzione concreta. E l’effetto, confermano le previsioni di analisti, gestori e banche d’affari, è quello di assistere, almeno nel breve termine, a violenti scossoni sulle borse, a una caduta dell’euro e a un’impennata dei rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi periferici, btp inclusi.

Fonti del ministero dell’Economia hanno fatto sapere che l’Italia è pronta ad assorbire eventuali shock dei mercati, che domani potrebbero non risparmiando anche Piazza Affari e i titoli di Stato del nostro Paese. Su cui non sono mancate previsioni, come quella di Standard & Poor’s, che aveva stimato in 11 miliardi di euro il maggior costo per interessi a causa di un rialzo dei rendimenti nel biennio 2015-2016; una stima giudicata però decisamente “aggressiva” dal Tesoro.

I primi effetti sui rendimenti si assaggeranno venerdì, quando è in agenda un’asta di bot e poi lunedì quando verranno venduti Btp. Al Tesoro, che fino ad ora si è finanziato a tassi inferiori al previsto grazie al Qe della Bce, resta da raccogliere il 40% delle emissioni previste per il 2015, pari a 420 miliardi di euro. Goldman Sachs ha previsto un aumento degli spread sui titoli di stato di 200-250 punti base, con il rendimento dei Btp in salita oltre il 3%, livello che vedrà la Bce intensificare gli acquisti di bond governativi.

Intanto le conseguenze del referendum si sono viste in apertura del mercato valutario, a Sydney, con l’euro in caduta di oltre l’1% sul dollaro, sotto quota 1,1 euro. In nottata toccherà alle borse asiatiche (Tokyo e Sydney alle 2 ora italiana, Hong Kong e Shanghai alle 4) reagire non solo allo schiaffo di Atene all’ex Troika ma anche alla paura per lo scoppio di una bolla azionaria sui listini cinesi.

Nel fine settimana il governo di Pechino ha rafforzato le misure (fino ad ora inefficaci) a sostegno delle borse di Shanghai e Shenzhen, crollate del 30% in tre settimane bruciando 2.800 miliardi di dollari di capitalizzazione. E’ stato varato un fondo da 19,3 miliardi di dollari, sono state sospese tutte le nuove quotazioni e 25 gestori si sono impegnati a non liquidare per un anno i propri titoli azionari.

Ma è sulle Borse del Vecchio Continente e sui titoli di Stato che il ‘no’ di Atene all’austerity rischia di trasformarsi in uno tsunami, come peraltro si è già intravisto dopo la decisione di Atene di indire il referendum, con 287 miliardi di euro bruciati nella seduta di lunedì scorso e l’Euro Stoxx 50 crollato del 4,2%. Molti gestori, riporta Bloomberg, temono il “caos”.

“Il mercato non ha ancora ‘prezzato’ un potenziale no” afferma David Joy, Chief market strategist di Ameriprise Financial, gestore con asset per 815 miliardi di dollari. “Vedremo un altro round di volatilità al ribasso superiore a quello di lunedì. Il movimento sarebbe più violento”. Goldman Sachs ha previsto un calo dell’indice Euro Stoxx 50 a 3.150 punti (-8,4% sul livello attuale).

Intanto le banche d’affari si allineano nel considerare una Grexit come l’opzione più probabile. Il Credit Suisse le assegna il 75% delle probabilità, Ubs il 70%. E anche Berenberg e JpMorgan la considerano lo scenario base, con la banca Usa che prevede un collasso dell’economia di Atene ed effetti caotici sui mercati.

(di Paolo Algisi/ANSA)

Condividi: